Eutanasia, Englaro: “Per Eluana fu autodeterminazione”

"Nessun parallelo tra il caso di Elisa e quello di mia figlia, se non altro perche' sono state entrambe vittime di un incidente stradale: per mia figlia io mi battei per il rispetto del suo diritto a non voler vivere in quella condizione"

“Nessun parallelo tra il caso di Elisa e quello di mia figlia, se non altro perche’ sono state entrambe vittime di un incidente stradale: per mia figlia io mi battei per il rispetto del suo diritto a non voler vivere in quella condizione, non per l’eutanasia che in Italia era e resta un reato”. Lo ha ribadito all’ANSA Beppino Englaro, il padre di Eluana, la donna morta nel 2009, dopo 17 anni di stato vegetativo, interpellato sul caso a di Elisa, 46 anni, in coma da 12 anni e per la quale il padre chiede un fine vita dignitoso.

“Ho sempre sostenuto che il caso di Eluana e’ stato un caso di autodeterminazione – ha aggiunto Englaro spiegando che si tratta del diritto di chiunque di rifiutarsi di proseguire delle cure e dire stop all’accanimento terapeutico. “La mia battaglia e’ stata provare che Eluana aveva piu’ volte espresso e chiaramente il desiderio di non voler vivere cosi’ – ha aggiunto -. C’e’ stata una sentenza della Cassazione che ha stabilito questo suo diritto”.

“Ma il padre di Elisa – ha concluso – puo’ sostenere che questa e’ la volonta’ della figlia?.Se il padre di Elisa non puo’ sostenere che quella era la volonta’ della figlia, se non ha le prove per dimostrarlo, cosa intende chiedere? – ha domandato ancora Englaro – Capisco la sua disperazione, ma se la strada che sta scegliendo e’ quella verso l’eutanasia, non ha nulla a che vedere con il mio caso. Del resto – ha aggiunto – io ho sempre sostenuto che l’Associazione Coscioni ha tutto il diritto di battersi per quello, ma l’eutanasia al momento in Italia e’ ancora un reato”.

Il padre di Eluana porto’ avanti tutta la sua battaglia proprio sul diritto all’autoderminazione, la possibilita’ che venisse rispettata la scelta, anche quando l’interessato non aveva piu’ modo di ribadirla, contraria all’accanimento terapeutico. Nel caso di Eluana il padre chiedeva infatti la sospensione di tutti i trattamenti che la tenevano in vita (‘come ha il diritto di fare chiunque di rifiutarsi di continuare le cure’) e il decesso avvenne quando nella clinica di Udine i medici attuarono la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione forzata.

“Se il padre di Elisa non puo’ sostenere che quella era la volonta’ della figlia, se non ha le prove per dimostrarlo, cosa intende chiedere? – ha domandato ancora Englaro – Capisco la sua disperazione, ma se la strada che sta scegliendo e’ quella verso l’eutanasia, non ha nulla a che vedere con il mio caso”. “Del resto – ha aggiunto – io ho sempre sostenuto che l’Associazione Coscioni ha tutto il diritto di battersi per quello, ma l’eutanasia al momento in Italia e’ ancora un reato”.

Il padre di Eluana porto’ avanti tutta la sua battaglia proprio sul diritto all’autoderminazione, la possibilita’ che venisse rispettata la scelta, anche quando l’interessato non aveva piu’ modo di ribadirla, contraria all’accanimento terapeutico. Nel caso di Eluana il padre chiedeva infatti la sospensione di tutti i trattamenti che la tenevano in vita (‘come ha il diritto di fare chiunque di rifiutarsi di continuare le cure’) e il decesso avvenne quando nella clinica di Udine i medici attuarono la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione forzata.