Ricerca: costruito un intestino umano in un ratto

Si allunga la lista dei mini-organi prodotti in laboratorio o organoidi. Un intestino umano in miniatura e' stato 'coltivato' e trapiantato in un ratto

Si allunga la lista dei mini-organi prodotti in laboratorio o organoidi. Un intestino umano in miniatura e’ stato ‘coltivato’ e trapiantato in un ratto, facendo arrivare le sostanze nutritive nel sangue. Il risultato e’ descritto sulla rivista Nature Communications dai ricercatori dell’universita’ di Harvard, guidati da Harald Ott. Per produrre questo mini-organo sono state usate le cellule staminali umane pluripotenti indotte o ips (prodotte da normali cellule adulte, che possono differenziarsi in quasi tutti i tipi di tessuto).

“A differenza di precedenti studi, dove si e’ riusciti a ricavare degli organoidi di pochi millimetri dalle staminali, la nostra tecnologia permette di formare, partendo da piccole unita’ di tessuto, degli innesti piu’ grandi, che un giorno potranno essere usati come nuovi organi”, commenta Ott.

Dal 2008 il suo gruppo di ricerca lavora servendosi di una procedura in cui vengono ‘lavate via’ le cellule viventi da un organo donato, che poi viene ripopolato con un’impalcatura fatta con i giusti tipi di cellule. In questo caso servivano le cellule epiteliali per il rivestimento interno dell’intestino, e quelle endoteliali per i vasi sanguigni, entrambe ricavate dalle staminali. Per ricostruire la capacita’ di assorbimento hanno prima impiegato le cellule epiteliali per creare tante ‘palline’ di cellule, come dei mini-intestini sferici, che poi si sono fusi insieme sull’impalcatura. Dopo due settimane di coltura, sono state aggiunte le cellule endoteliali. Ad un mese dall’impianto nel ratto, il mini-intestino ha continuato a sopravvivere e maturare.

L’animale e’ cosi’ diventato un laboratorio vivente per studiare malattie umane, come la sindrome dell’intestino corto, per cui la terapia e’ il trapianto di organo. “Il prossimo passo sara’ far maturare questi innesti e modificare le dimensioni in modo da realizzare organi su scala umana”, conclude Ott.