Ricerca: premiati i vincitori dei 3 bandi medico-scientifici di Gilead

Conoscere, prevenire e combattere le malattie infettive sono gli obiettivi comuni dei 66 progetti premiati da Gilead

A cura di AdnKronos

La ricerca medico-scientifica è la protagonista delle premiazioni dei vincitori dei 3 bandi, Fellowship Program, Community Award e Digital Heralth Program, promossi dalla società biofarmaceutica Gilead Sciences. Conoscere, prevenire e combattere le malattie infettive sono gli obiettivi comuni dei 66 progetti premiati. L’iniziativa si propone di finanziare e sostenere progetti di natura scientifica, sociale e tecnologica, che possano migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da malattie infettive e patologie oncoematologiche. Ai vincitori, premiati all’Istituto dei ciechi a Milano, va un finanziamento complessivo di oltre un milione e mezzo di euro, che si aggiunge ai 6 milioni delle 6 edizioni precedenti.
In 7 anni sono stati premiati 327 progetti, presentati da 260 ricercatori, ricercatrici e associazioni di pazienti. “Siamo orgogliosi di promuovere da 7 anni questi 3 bandi che hanno portato a risultati davvero importanti – afferma Valentino Confalone, general manager di Gilead Sciences Italia – E’ un’iniziativa che rispecchia ciò che siamo e ciò in cui crediamo da trent’anni: la ricerca di terapie innovative per migliorare la salute e la qualità di vita di milioni di pazienti in tutto il mondo“.
Durante la premiazione è stata presentata un’indagine condotta da Gfk Eurisko sulla percezione che gli italiani hanno della ricerca medico-scientifica. Dallo studio emerge un’immagine della ricerca abbastanza positiva: 7 italiani su 10 la ritengono utile, e 6 su 10 credono che porterà miglioramenti nella qualità della vita e nella cura dei pazienti. Ma il settore delle donazioni è calato nell’ultimo decennio: 6 milioni di donatori in meno negli ultimi 12 anni.
Gli italiani donano poco alle associazioni pazienti che, secondo l’indagine, sono all’ultimo posto fra i soggetti a cui dare la propria donazione. Solo il 7% degli intervistati dichiara di conoscerle.
E’ evidente che per favorire le donazioni le associazioni dovranno necessariamente farsi conoscere di più e meglio, utilizzando canali di comunicazione a più largo raggio“, sottolinea Isa Cecchini di Gfk.
Poco conosciuta l’area delle malattie infettive, che risultano ultime tra le patologie a cui donare dopo tumori, malattie neurodegenerative e malattie cardiovascolari. “In uno scenario in cui le risorse private e pubbliche sono sempre più scarse e dove permane un pregiudizio verso le patologie infettive – osserva Massimo Andreoni, professore ordinario di Malattie infettive all’Università Tor Vergata di Roma e membro delle commissioni giudicatrici dei tre bandi – l’iniziativa promossa da Gilead costituisce certamente una boccata d’ossigeno per la ricerca medico-scientifica e per le comunità di pazienti del Paese“.