Roma e il terremoto: la storia sismica la raccontano i monumenti

Il Terremoto a Roma: nella Città Eterna sono i monumenti a raccontare millenni di attività sismica che proprio sui simboli della Capitale, dal Colosseo alla Colonna Traiana, hanno lasciato il segno

LaPresse/Vincenzo Livieri

Il Terremoto a Roma: nella Città Eterna sono i monumenti a raccontare millenni di attività sismica che proprio sui simboli della Capitale, dal Colosseo alla Colonna Traiana, hanno lasciato il segno. In occasione della Settimana del Pianeta Terra, il 15 ottobre sarà possibile partecipare a una passeggiata tra i monumenti, testimoni eccezionali della sismicità del passato. Si parte da Via dei Fori Imperiali. Ricerche svolte in ambito sismologico e geo-archeologico riportano numerosi casi di danneggiamento sismico al patrimonio storico, artistico e monumentale di Roma.

Insieme a Maria Grazia Ciaccio, ricercatrice sismologa dell’Ingv, si partirà per un breve itinerario che mostrerà come nelle ‘cicatrici’ del Colosseo o della colonna Aureliana possono essere ritrovate le tracce di due millenni di attività sismica, passando poi per le torri medievali dei Conti e delle Milizie e per la colonna Traiana che forniranno altre importanti informazioni.

Tutto inizierà quindi dal Colosseo e dalla sua storia sismica: durante i suoi secoli di vita l’Anfiteatro Flavio ha subito, infatti, numerosi danni, molti dei quali avvenuti in seguito al verificarsi di terremoti importanti. Durante la passeggiata, partendo da lontano nel tempo, si cercherà anche di spiegare perché il rischio sismico di questa città unica e affascinante è aumentato negli anni, aumento che richiede una speciale tutela del suo immenso patrimonio artistico, culturale e storico. Quello romano è solo uno degli appuntamenti della Settimana del Pianeta Terra che dal 15 al 22 ottobre coinvolgerà anche tante località laziali. A Rocca di Papa, il museo paleontologico La Polledrara di Cecanibbio, che custodisce uno dei più rilevanti e ricchi giacimenti fossiliferi del Pleistocene romano, organizza laboratori didattici e visite guidate.

Trenta anni di scavi archeologici hanno riportato alla luce migliaia di resti fossili di grandi mammiferi depositati nell’alveo di un fiume che scorreva oltre 320mila anni fa. Protagonisti indiscussi: l’elefante antico (Palaeoloxodon antiquus), di cui sono stati ritrovati i resti di almeno trenta esemplari; e l’uomo (Homo heidelbergensis) che ha lasciato tracce del suo passaggio scheggiando pietre e ossa.

I resti degli elefanti e di altri grandi mammiferi sono conservati in situ e offrono una visione spettacolare del giacimento considerato, ad oggi, uno dei più ricchi in Europa in resti di elefante. In programma anche un’escursione geologica nel Parco Regionale dei Castelli Romani, attraverso più di un milione di anni di storia, dal mare del Pliocene alla formazione del vulcano laziale. Appuntamento domenica 15 ottobre alle ore 8.00 alla stazione autobus Cotral del capolinea della Metro A di Anagnina: dopo il trasferimento in autobus a Rocca di Papa, si svolgerà una breve passeggiata ai Campi di Annibale, poi si passa ai Campi di Annibale, Monte Cavo, il belvedere sul complesso occidentale del vulcano con vista fino al mare, la Via Sacra, Convento di Palazzolo con vista su lago di Albano, Fonte Tempesta con vista sul lago di Nemi, Genzano, Via Appia.

Geonatura e il Parco Regionale dei Castelli Romani propongono un itinerario, tra treno ed escursione a piedi, alla scoperta del territorio del Vulcano Laziale dei Colli Albani. Appuntamento, il 19 e il 21 ottobre alle ore 8 alla stazione Termini, per salire sul treno Roma-Castel Gandolfo. Si seguirà poi, a piedi, il sentiero geologico che coincide con una parte della Via Francigena del Sud, per poi inerpicarsi sull’edificio vulcanico delle Faete, lungo la Via Sacra delle antiche popolazioni latine, concludendo il geo-trekking nel borgo di Rocca di Papa.

A Cassino, il 20 ottobre è in programma il convegno dedicato al geosito delle ”Ciampate del diavolo” (Vulcano di Roccamonfina, Comune di Tora e Piccilli) celebre per custodire le orme umane fossili fra le più antiche del mondo. Un tesoro a rischio che necessita di un intervento non più procrastinabile di tutela e conservazione. Sabato 21 ottobre si potrà visitare il sito In occasione del convegno sarà, inoltre, inaugurata una mostra, nei locali dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, in cui verranno esposti un calco del cranio di Ceprano e alcuni strumenti litici provenienti dalla provincia di Frosinone, che potevano essere stati prodotti e utilizzati sia dall’uomo di Ceprano che dagli autori delle ”Ciampate del diavolo”.

A Roma (Istituti Superiori, via Vittoria Colonna 40) l’appuntamento del 20 ottobre è dedicato alle Scienze della Terra e al ruolo del geologo. Il geoevento del 20 e 22 ottobre a Monte Porzio Catone – Parco Regionale dei Castelli Romani accende i riflettori su un angolo suggestivo del Geoparco Vulcano Laziale e alla sua cultura vitivinicola alla scoperta delle rocce e dei minerali locali per capire come l’uomo ha saputo interagire con l’ambiente creato dall’attività vulcanica, sfruttandolo per coltivare la vite. Sarà possibile passeggiare tra i filari di un’azienda agricola locale e visitare il Museo diffuso del Vino di Monte Porzio Catone. Sabato 21 ottobre un percorso a piedi dal borgo di Caprile alla chiesa rupestre S. Angelo in Asprano con visita del borgo medievale e della grotta San Michele. L’eremo si trova ai piedi del Monte Asprano, a poca distanza dalla frazione di Caprile, nel comune di Roccasecca in provincia di Frosinone.

Successivamente, visita dell’area archeologica Castello di Roccasecca, tra le più importanti e significative del medioevo laziale. Lungo il Tracciolino si raggiungeranno infine le gole del Melfa. La giornata si concluderà con la visita al borgo di Santopadre. Ancora a Roma, al Museo di Casal de’ Pazzi, il 21 e il 22 ottobre, due giornate per conoscere, attraverso passeggiate, laboratori e incontri con esperti, l’area archeologica custodita tra le pareti del museo.

Il giacimento di Casal de’ Pazzi è infatti l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie di ritrovamenti avvenuti lungo il basso corso dell’Aniene, risalenti al Pleistocene. Questo territorio, a partire da fine Ottocento, a causa dell’espandersi della città con la conseguente apertura di moltissimi cantieri, era costellato di grandi cave per estrarre materiali da costruzione. Inoltre anche i tagli di nuove strade e ferrovie, mettevano a giorno antiche stratigrafie. Una situazione ideale per gli studiosi di geologia e paleontologia: i ritrovamenti sono stati nel tempo di diversa entità e consistenza, ma formano nell’insieme un complesso territoriale che ha pochi paragoni. Nell’ordine di scoperta, le località interessate sono: Ponte Mammolo, Monte delle Gioie, Sedia del Diavolo, Saccopastore, Ripa Mammea.