Sanità, malattie reumatiche: il 30% dei pazienti è costretto a lasciare il lavoro

L'arrivo di una malattia reumatica rappresenta una svolta cruciale nella vita quotidiana dei pazienti. Il 30% di chi aveva un lavoro al momento dell'insorgenza della malattia, lo ha dovuto abbandonare o limitare fortemente

L’arrivo di una malattia reumatica rappresenta una svolta cruciale nella vita quotidiana dei pazienti. Il 30% di chi aveva un lavoro al momento dell’insorgenza della malattia, lo ha dovuto abbandonare o limitare fortemente; il 65% ha visto ridurre in maniera importante le proprie attività sociali e il 3% dichiara di non avere più alcuna vita sociale. Non solo, i pazienti lamentano anche delle difficoltà di accesso ai farmaci.

Sono i dati emersi dall’indagine avviata da Apmar (Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare) che ha coinvolto, in questa prima fase, oltre 300 pazienti residenti in 6 regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Marche, Lazio, Calabria e Sicilia). Dai risultati dello studio è emersa una totale disomogeneità tra le sei aree prese in considerazioni, in particola modo riguardo l’accesso ai farmaci previsti dai trattamenti. Il 59% degli intervistati in Sicilia e il 60% in Calabria ha riferito che c’è confusione rispetto ai livelli di esenzione dei farmaci di cui hanno bisogno.

Altro problema fortemente evidenziato dall’indagine concerne la reperibilità dei medicinali. Il 34% in Calabria e il 28% in Piemonte ammette di riuscire a trovarli solo con grande fatica. “Non si tratta, quindi, della solita differenza Nord-Sud, ma c’è una disomogeneità generale che caratterizza tutte le regioni” esaminate, spiega il direttore di ricerca Swg Riccardo Grassi.

“Apmar plaude con favore alla recente sentenza del Consiglio di Stato che ha ritenuto illegittimi i provvedimenti restrittivi definiti a livello regionale nell’accesso ai farmaci, in quanto l’Aifa ha competenza esclusiva in Italia sulle funzioni legislative e amministrative. Pertanto le regioni non possono prevedere regimi di utilizzabilità e di rimborsabilità dei farmaci contrastanti e incompatibili con i pareri emessi dall’Aifa a livello nazionale – conclude la presidente di Apmar – Le Regioni devono garantire sul territorio continuità terapeutica, senza imporre, con delibere ad hoc, lo switch dai farmaci biologici ai biosimilari, impegnandosi a lavorare sui Pdta, Reti Hub e Spoke, e sulla attivazione dei Registri che oggi sono assolutamente insufficienti e poco diffusi”.

Anche Stefano Stisi, presidente Crei (Collegio Reumatologi Italiani) interviene nel dibattito: “Abbiamo bisogno di regole chiare ed uniche sull’intero territorio nazionale, dove invece sta accadendo l’opposto. Ciò che è vero in Sicilia, non accade in Piemonte, in Toscana ancora è diverso, eccetera, creando scenari a volte schizofrenici. È giunta l’ora di ‘centralizzare’ diritti, tutele, accesso alle cure e modalità di erogazione delle stesse. Si sollecita il ministero a cercare soluzioni che siano dapprima di diritto e di servizio al cittadino e che non possano essere modificate dalle singole regioni italiane”.