Pediatria, l’esperto: alle medie giusto dire “no” al ritorno a casa da soli

'Promosso' dal pediatra il 'no' al rientro a casa da soli alle scuole medie, stabilito in alcune circolari emanate da diversi istituti italiani

A cura di AdnKronos

‘Promosso’ dal pediatra il ‘no’ al rientro a casa da soli alle scuole medie, stabilito in alcune circolari emanate da diversi istituti italiani che si rifanno ad una sentenza della Cassazione in cui si condanna l’istituto scolastico e il Miur per la morte di un ragazzo, investito all’uscita delle lezioni 15 anni fa. “La sicurezza prevale sull’autonomia e andare a prendere i figli dodicenni a scuola non li trasforma certo in bamboccioni: gli spazi dell’autonomia sono altri”, spiega all’Adnkronos Salute il pediatra Italo Farnetani, ordinario alla Libera Università Ludes di Malta, che però inviata le istituzioni a non lasciare soli i genitori e a ‘lavorare’ per mettere a punto strategie in grado di consentire ai ragazzi di muoversi senza correre rischi.
Che oggi lo spazio esterno sia insicuro è un dato di fatto. Il traffico – precisa l’esperto – è fortemente aumentato e basta uno sguardo alle statistiche per vedere la crescita di reati nei confronti dei ragazzi. Si tratta di problemi che ci sono sempre stati ma che oggi sono più diffusi. In questo quadro va considerata la fase di particolare vulnerabilità all’ambiente che i ragazzi delle medie, per quanto appaiano più grandi, attraversano. E’ un momento di passaggio complicato, una fase di incertezza. E anche se l’autonomia è l’obiettivo che un genitore deve perseguire fin dalla culla, bisogna ricordare che è necessario, contemporaneamente, guidare la crescita e proteggerli“.
L’esperienza dell’autonomia “si può avere in classe, nel gruppo di amici, non c’è bisogno di sperimentarla rischiando la vita attraversando una strada in pieno traffico“. Ma il problema “non si risolve lasciando tutto il carico ai genitori. Quando si può l’aiuto dei nonni è utilissimo ma la scuola e la società si devono attrezzare per rendere sicura l’uscita della scuola. Per esempio con percorsi sorvegliati dai volontari, corner in cui si possono accompagnare i ragazzi lontano dal traffico, facilitazioni per l’autorganizzazione dei gruppi solidali di mamme e papà, i vecchi scuolabus e strategie per mediare le esigenze dei genitori e quella della sicurezza“.