Sifilide: trasmissione, sintomi, diagnosi, cura e prevenzione

Sifilide: trasmissione, sintomi, diagnosi, cura e prevenzione

La sifilide è una malattia sessualmente trasmissibile in forte aumento tanto che, in 17 anni, si è registrato il 400% in più dei casi. Scopriamo come si trasmette, come prevenirla e curarne l’insorgenza

Negli ultimi anni si registra un ritorno delle malattie sessualmente trasmissibili. Il dato più allarmante è legato alla sifilide per la quale, in 17 anni, si è registrato il 400% in più dei casi. L’allarme arriva dal 56esimo Congresso dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri, dal quale gli esperti lanciano un invito alla prevenzione, rivolto innanzitutto ai giovani. La sifilide, causata dal batterio Treponema pallidum, si trasmette da persona a persona direttamente attraverso ferite e ulcere nelle zone genitali, rettali o sulla bocca a seguito di un contatto sessuale e non in modo indiretto (es. col contatto con oggetti, stoviglie o indumenti di un soggetto infettato). La malattia si manifesta come una piccola ferita indolore o con più pustole che guariscono da sole in circa 3-6 settimane.

Se non trattata, la sifilide evolve nello stadio secondario con un’eruzione cutanea, rossastra o bruna, un po’ in tutto il corpo, anche sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi che sparisce, anch’essa, da sola. Tipici di questo stadio: febbre, ingrossamento dei linfonodi, mal di gola, alopecia a chiazze, cefalea, calo ponderale, mialgie, stanchezza. Alla scomparsa di sintomi del secondo stadio, possono iniziare i danni agli organi interni (cervello, nervi, occhi, cuore e vasi sanguigni, fegato, ossa e articolazioni). Una volta che la sifilide entra nel terzo stadio, l’individuo perde la capacità di controllare i movimenti muscolari, può avere paralisi, confusione mentale, cecità graduale, sviluppo di dememza con un danno talmente serio da portare alla morte. A seconda dello stadio d’infezione materno, la sifilide può essere trasmessa al feto, causandone la morte in utero o la nascita del bimbo già affetto con sifilide congenita. La diagnosi, oltre all’osservazione diretta dei sintomi, viene confermata attraverso l’esame microscopico di un campione di tessuto prelevato dalla ferita o tramite indagini sierologiche.

Dopo il prelievo, si analizza in laboratorio il campione prelevato, ricercando o innestando anticorpi contro la sifilide (test immunoenzimatici, test di emoagglutinazione, test di microfuocculazione).Oggi la terapia prevede la somministrazione di penicillina G-benzatina o di altri farmaci in caso di allergia a questo antibiotico, il cui dosaggio e la cui durata di trattamento dipendono dallo stadio della malattia. La prevenzione è la prima arma per combattere questa malattia. E’ d’obbligo l’suo di preservativi in lattice sin dall’inizio del rapporto, evitando rapporti sessuali non protetti con persone infette; così come è consigliabile l’uso del profilattico anche durante i rapporti orali, effettuando test periodici se si hanno rapporti occasionali o frequenti con più persone. Occorre astenersi da rapporti sessuali in caso di contagio, anche se sospetto e non ancora confermato, informando il partner della propria malattia e avvisando tutte le persone con cui si hanno avuto rapporti sessuali (nei 3 mesi precedenti in caso di sifilide primaria, nei 6 mesi precedenti in caso di sifilide secondaria, nell’anno precedente in caso di sifilide latente).

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