Meteo Web

Astronomia, scoperta una stella che non vuole morire: è la prima “Supernova-Zombie”, esplode in continuazione

Un team di scienziati internazionali ha ottenuto la pubblicazione su Nature di un importante studio astronomico, che ha dimostrato la scoperta della prima “Supernova-Zombie”, una stella che non vuole morire. La stella si trova nella costellazione dell’Orsa Maggiore, a circa mezzo miliardo di anni luce dalla Terra, ed è esplosa oltre 60 anni fa, eppure continua a brillare. La supernova anomala, chiamata iPTF14hls, esplode in continuazione da oltre 60 anni e precisamente dal 1954, quando è stata ricostruita la sua prima esplosione.

Gli esperti hanno ipotizzato la presenza di antimateria nel suo nucleo stellare, ma adesso questa scoperta mette in discussione tutti i modelli che spiegano la morte delle supernovae. La loro esplosione è considerata uno dei fenomeni più violenti dell’Universo. Questa stella “Zombie” dopo ogni esplosione ha degli sbalzi di luminosità, a differenza di tutte le altre supernovae la cui luminosità diminuisce costantemente dopo l’esplosione. Una scoperta che sconvolge le convinzioni fin qui acquisite sulle esplosioni di queste stelle giganti. Anzichè trasformarsi in una stella di neutroni o in un buco nero, come tutte le altre supernovae, iPTF14hls non solo è sopravvissuta a diverse esplosioni, ma continua a brillare con maggiore intensità dopo così tanto tempo. Un fenomeno mai visto prima.

Iar Arcavi, docente dell’Università di Santa Barbara in California, ha guidato il team di ricerca spiegando che si tratta del “più grande enigma mai visto in decenni di studi sulle esplosioni stellari“. Nello staff di ricerca anche Daniel Kasen dell’Università di Berkeley. Kasen ha spiegato che potrebbe trattarsi di una stella “molto instabile, con numerose eruzioni ripetute nel corso degli anni, a causa della presenza di antimateria al suo interno“. Un’evenienza considerata possibile secondo le dottrine astronomiche soltanto nelle prime fasi di vita dell’Universo, e non nei nostri tempi. Insomma, si tratta di un mistero ancora tutto da risolvere.