Spazio: sessant’anni fa la cagnolina Laika moriva a bordo dello Sputnik 2

Oggi Laika è uno dei simboli delle prime imprese spaziali

Era solo il primo di tanti animali mandati nello spazio dall’Unione Sovietica per testare la sopravvivenza di una creatura vivente fuori dalla Terra: era il 3 novembre del 1957 quando la cagnolina Laika moriva nello spazio a bordo dello Sputnik 2, tra terrore e stenti, di troppo caldo e troppo freddo. Si chiamava Kudrjavka, una meticcia di circa tre anni, e venne lanciata alle 02:30 dal Cosmodromo di Bajkonur dentro una navicella con sensori che dovevano monitorare i segnali vitali dell’ignara passeggera, come pressione sanguigna, battiti cardiaci e frequenza respiratoria. La cagnolina entrò nella capsula, equipaggiata con cibo e acqua, ma quel viaggio era senza ritorno.

Indossava una tutina spaziale bianca e con il suo muso a punta si guadagnò subito simpatie e affetto mondiali: si sapeva sin da subito che la missione di Laika era senza ritorno e per questo suscitò commozione e critiche.

Nonostante le autorità avessero reso noto che Laika era sopravvissuta quattro giorni, è stato lo scienziato Dmitrij Malashenkov a rivelare che sopravvisse tra 5 e 7 ore dopo il decollo, e morì a causa degli sbalzi di temperatura: troppo caldo, troppo freddo. La sua sorte era segnata fin dall’inizio, ma compì la sua missione senza potersi tirare indietro.

Oggi Laika è uno dei simboli delle prime imprese spaziali, tanto che l’istituto aerospaziale di Mosca ha aggiunto il suo nome all’elenco dei cosmonauti morti in missione.