Tumori, radiologa premiata nel nome di Veronesi: prima regola, accogliere

"Tempo fa al Policlinico di Milano abbiamo migliorato gli ambienti della Radiologia senologica con un progetto di umanizzazione: quello che sembra solo esteriorità in realtà ha una funzione"

“Tempo fa al Policlinico di Milano abbiamo migliorato gli ambienti della Radiologia senologica con un progetto di umanizzazione che prevedeva l’intervento di un’artista, Sally Galotti, su un paio di sale del reparto. Si parlava di rendere l’ambiente meno freddo, più accogliente. Sulle prime ero scettica riguardo alla necessità di concentrarsi prioritariamente su questo aspetto. Ma poi ho capito che quello che sembra solo esteriorità in realtà ha una funzione sia per la paziente, che arriva carica di ansia e paure, sia per gli operatori. Ci si sente più sereni a lavorare, come a farsi curare, dentro un bene pubblico tenuto meglio”. E’ una delle piccole rivoluzioni che ‘addolciscono’ il volto di un ospedale e a raccontarle all’AdnKronos Salute è Maria Silvia Sfondrini, radiologa ‘umana’ premiata oggi nel capoluogo lombardo nel nome di Umberto Veronesi.

Su giudizio delle pazienti, la specialista ha ottenuto il ‘Riconoscimento U.V. al laudato medico’ 2017, voluto da Europa Donna Italia per mantenere viva una delle eredità lasciate dall’oncologo morto nel 2016: quella della “carezza nella cura”. Prima regola: accogliere, conferma Sfondrini. Che precisa di essere “una piccola pedina, in un reparto che nella sua interezza ha curato molto questo approccio. E’ il nostro credo. Oltre alla professionalità e alla tecnologia che sono fondamentali, abbiamo potuto sviluppare un percorso empatico: personale gentile e partecipante, ambienti più confortevoli, per rendere il tutto un po’ meno asettico e far sentire le pazienti accolte“.

E’ così “da sempre”, assicura Sfondrini che con la malattia ha avuto a che fare da entrambi i lati della barricata. “Ho la leucemia e sicuramente condivido con le pazienti molte esperienze vissute sulla mia pelle. Questo mi ha portato ad acuire la mia sensibilità, a essere più comprensiva, ma la nostra impronta in reparto è sempre stata questa. La concezione della Breast Unit, della paziente al centro, è una modalità di lavoro che è stata sostanzialmente portata avanti da 20 anni, prima di noi da Liliana Recanatini che veniva dall’Istituto nazionale tumori”, dove ha iniziato la sua lunga carriera anche Umberto Veronesi.

E c’è un ricordo che di Veronesi le rimasto nel cuore, dice Sfondrini. “Lo vedevo spesso ai congressi e mi ha sempre colpito il suo sguardo, di una profondità incredibile: quando parlava con una persona, paziente o collega che fosse, sembrava escludere tutto il resto del mondo”. Concentrarsi sull’altro, “capirne le esigenze”, fa parte della lista di piccole cose che fanno la differenza, continua la radiologa.

Nel reparto del Policlinico, racconta, “abbiamo cercato di farlo agendo su più fronti. Per incentivare le donne a fare la prevenzione abbiamo per esempio cercato di ampliare le fasce orarie per gli screening, in modo che l’avere un’attività lavorativa non diventi un ostacolo. Ci siamo impegnate per rendere tutto più agevole sia per le 12 mila donne che ogni anno accogliamo per lo screening, sia per le pazienti che vengono non per la prevenzione ma per altre problematiche, e alle quali dedichiamo linee mammografiche diversificate per evitare loro attese. Cerchiamo infine di consegnare nell’immediatezza i referti per evitare di farle tornare più volte”.

E mentre mamme e nonne si sottopongono agli esami, figli e nipoti possono aspettarle in una ‘Poli.Comfort Room’ dove saranno accolti e intrattenuti da volontari. “Ce le inventiamo tutte pur di incentivare screening e controlli – sorride Sfondrini – Del resto il nostro personale è tutto al femminile, sappiamo bene quali sono i problemi quotidiani delle donne”. Per tutto questo, conclude la specialista, “il riconoscimento ricevuto oggi lo considero una grande soddisfazione, non tanto a titolo personale, ma per quanto abbiamo creato insieme in tutti questi anni”.