Stazione Spaziale: IN SITU Bioanalysis, Nespoli ha eseguito l’ultima sessione

A bordo della ISS, l'astronauta italiano è stato impegnato nella sessione conclusiva dell'esperimento IN SITU Bioanalysis

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Lo scorso 4 dicembre Paolo Nespoli ha eseguito sulla Stazione Spaziale Internazionale la quinta e ultima sessione sperimentale del progetto IN SITU Bioanalysis. L’esperimento è stato seguito dal gruppo di ricerca del Prof. Aldo Roda del Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna in collegamento diretto con il centro di controllo dell’Agenzia Spaziale Italiana presso le facilities di Kayser Italia (Livorno).

Il progetto IN SITU Bioanalysis ha avuto come obiettivo lo sviluppo di un semplice biosensore portatile per l’analisi in tempo reale di campioni di saliva a scopo diagnostico. L’astronauta Paolo Nespoli, nell’ambito della missione VITA dell’ASI, ha utilizzato questo biosensore per controllare in tempo reale il proprio livello di stress attraverso la misura dei livelli salivari di cortisolo.

Il biosensore comprende un lettore di chemiluminescenza basato su una camera CCD portatile e ultrasensibile, una serie di dispositivi usa e getta per la raccolta di un campione di saliva e cartucce usa e getta (LFIA Cartridges) contenenti tutti i reagenti e la fluidica per completare l’analisi del campione.

È stato progettato e sviluppato dal Laboratorio di Chimica analitica e bioanalitica dell’Alma Mater Studiorum guidato da Aldo Roda, in collaborazione con ALTEC SpA di Torino per gli aspetti ingegneristici e di spazializzazione. Il progetto è stato finanziato e coordinato dall’ASI, che ha messo inoltre a disposizione le proprie risorse a bordo della ISS, e si avvale del supporto di Kayser Italia per quanto riguarda le interazioni con la NASA.

Le sessioni sperimentali – spiega l’ASI – hanno confermato il corretto funzionamento del biosensore nelle condizioni di impiego sulla ISS. Le immagini acquisite dal biosensore, trasferite a terra, sono attualmente in corso di elaborazione da parte del team di ricerca. In futuro lo stesso biosensore potrà essere facilmente modificato per determinare altri biomarcatori utilizzabili per la valutazione dello stato psico-fisico degli equipaggi spaziali, permettendo così un approccio di telemedicina per la diagnosi precoce di eventuali disturbi e l’attivazione tempestiva delle opportune terapie farmacologiche.