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Epifania: le controverse origini storiche della Befana

Chiamata Barbasa a Modena, la Vecchia a Pavia, la Redodesa o Marantega a Venezia, Berola a Treviso, la Befana, caratteristica del Bel Paese, meno conosciuta nel mondo, secondo la tradizione è una vecchietta che vola su una scopa logora per far visita ai bambini, nella notte tra i 5 e il 6 gennaio, riempendo le calze lasciate appese al camino o vicino alla finestra. La leggenda vuole che i bambini che durante l’anno si sono comportati bene, ricevano caramelle, dolci, frutta secca e piccoli giocattoli, mentre ai più monelli non resta che carbone. Nella dodicesima notte dopo il Natale, nell’antichità si celebrava la morte e la nascita della natura, proprio in un momento in cui le tenebre e il freddo erano al culmine. Si era soliti, inoltre, accastare fasci di sterpaglie e legname cui veniva dato fuoco, ardendo, a volte, sulla pira la sagoma, fatta di pagli e stracci, di una vecchia… tradizione, questa, rimasta nel rituale “Brusa la Vecia” di Verona.

I Romani credevano che in quelle famose 12 notti, delle figure femminili volassero sui campi coltivati per propiziare la fertilità dei futuri raccolti. Secondo alcuni era Diana, dea lunare della cacciagione e della vegetazione, a guidare quelle cavalcate notturne, seguita da figure simili a quelle che, nel Medioevo, vennero additate come streghe. Secondo altri la Befana era associata a Sàtia, dea della sazietà, o ad Abundìa, dea dell’abbondanza. Un’altra iptoesi collega la Befana con l’antica festa romana di Giano e Strenia, durante la quale ci si scambiavano regali.

Alcuni ritengono la vecchina si ricolleghi alla figura mitologica germanica di Houda o Berchta. La Chiesa, considerando sataniche quelle figure, condannò tali credenze con estremo rigore sino al Medioevo quando la Befana rappresentò l’immagine dellanno ormai consunto che portava il nuovo per poi svanire. Secondo alcuni è vecchia e brutta proprio poiché simbolo della natura ormai spoglia che poi rinascerà, acquisendo una funzione apotropaica e diventando sacrificale (da qui l’usanza di bruciarla).

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Pubblicato da
Caterina Lenti
Tags: befanaleggendamedioevo

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