Friuli Venezia Giulia: orticoltura sostenibile per un utilizzo consapevole delle acque

Oggi l'evento a tema "L'utilizzo sostenibile dell'acqua nell'orticoltura e nell'agricoltura non professionali in Friuli Venezia Giulia"

L’azione della Regione per preservare il bene comune della terra, che un elevato numero di cittadini del Friuli Venezia Giulia utilizza al fine di produrre i beni alimentari destinati all’autoconsumo e poter disporre di alimenti sani e genuini dando vita alla cosiddetta ‘filiera cortissima’, è stata ricordata dall’assessore regionale all’Ambiente in un convegno, svoltosi a Gradisca d’Isonzo.

Organizzato dall’Amministrazione regionale assieme all’Istituto regionale per la ricerca sulle tecniche educative e formative (Irtef), l’evento aveva per tema ‘L’utilizzo sostenibile dell’acqua nell’orticoltura e nell’agricoltura non professionali in Friuli Venezia Giulia’.

Da uno studio, reso noto dall’Irtef, realizzato nel 2010 e commissionato dalla Regione, nel Friuli Venezia Giulia il 47 per cento delle famiglie coltiva un piccolo orto, o alleva piccoli animali per scopi alimentari. Si tratta di 260 mila nuclei familiari, che corrispondono a circa 560 mila persone: poco meno della metà della popolazione dell’intera regione.

Un dato importante: evidenzia una realtà consistente, che ha comunque subito una contrazione rispetto al secolo scorso, in conseguenza dei cambiamenti sopravvenuti nella società, nelle abitudini, nello stile di vita delle persone.

E rappresenta l’incidenza che questo settore può avere sull’ambiente naturale.

Un uso corretto e consapevole delle risorse idriche può infatti concorrere a preservare la qualità dell’ambiente.

Da parte sua, la Regione ha predisposto il Piano delle acque.

Si tratta, è stato detto, di un piano di gestione che è stato adottato alla fine del 2017 dalla Giunta regionale, e attende ora il parere del Ministero dell’Ambiente per essere definitivamente approvato dall’Esecutivo.

E’ uno strumento importante, che permetterà di valorizzare le risorse idriche.

Che prevede, nel contempo, un’attività di divulgazione e di sensibilizzazione quale quella che sta alla base dello studio dell’Irtes, e del convegno odierno.

E che va affiancato da un’azione di informazione e divulgazione sull’utilizzo di tecniche razionali e moderne di coltivazione e di fruizione delle acque.

Tecniche, atte a consentire di tenere aggiornati i cittadini sulle possibilità culturali, stimolando la consapevolezza sul valore della terra e del territorio, e a favorire l’attestazione della sensibilità su tali tematiche che certamente già anima gli stessi orticoltori e agricoltori non professionali.

Proprio attraverso questi cittadini, certamente già sensibili rispetto al valore della terra e del territorio, sarà così possibile trasmettere anche alle generazioni future comportamenti virtuosi, che possano a loro volta produrre effetti educativi ai fini del risparmio idrico.

Da parte sua, sulla base di queste risultanze e anche tenendo conto di quanto emerso nel convegno, la Regione sarà in grado di predisporre appropriate strategie nel breve e medio periodo, che si prefiggano lo scopo di rendere partecipi e protagonisti i cittadini nella implementazione di azioni innovative.

Per esempio, rispetto al recupero delle acque meteoriche per soddisfare alcuni bisogni idrici per uso domestico, e per fare fronte alle necessità irrigue dei giardini o per irrigare razionalmente gli orti.