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Panorami dal Pianeta Rosso: “girini”, valanghe e sedimenti sul volto di Marte

Un girino che fluttua leggiadro sul terreno sabbioso. Una valanga le cui diramazioni sinuose ricordano i rami del corallo. Un insieme di sedimenti rocciosi che si ergono massicci dalle profondità di un imponente canyon. E’ questo il terzetto di recenti vedute di Marte che ha arricchito la galleria di immagini realizzate dalla sonda Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) della Nasa. Le foto, scattate con lo strumento HiRise (High Resolution Imaging Science Experiment), mettono in evidenza la molteplicità delle strutture geologiche che caratterizzano la superficie del Pianeta Rosso.

Ricorda un girino il cratere con annessa vallata che è protagonista della prima immagine. Si tratta – spiega Global Science – di un cratere da impatto che, secondo gli studiosi, doveva essere un tempo colmo d’acqua; il lago è poi esondato, dando luogo ad un processo di erosione che ha portato alla creazione di una valle. La differenza di altitudine tra la cavità e la vallata ha fatto ipotizzare che quest’ultima si sia comportata come un emissario. Foto di questo genere vengono sottoposte ad indagini molto dettagliate per comprendere il livello di forza raggiunto dall’acqua nella sua azione erosiva e quindi aggiungere nuovi tasselli alla storia climatica di Marte.

Il focus della seconda immagine è una sorta di valanga di polveri che per il suo colore scuro spicca prepotentemente sul terreno circostante. Nella sua discesa a valle, la valanga si è suddivisa in una serie di ramificazioni quando si è imbattuta in alcuni ostacoli; le diramazioni tendono a sparire nel corso dei decenni a causa di altre polveri che le andranno a ricoprire. I ricercatori non sono ancora venuti a capo del fattore scatenante di questi fenomeni, ma hanno ipotizzato che possano dipendere da un improvviso riscaldamento del ‘volto’ del pianeta.

Un sostrato roccioso situato nel fondo del vasto sistema di canyon delle Valles Marineris è il soggetto della terza foto. Gli strati superiori mostrano una scarsa varietà di colori e strutture, mentre quelli profondi hanno un aspetto più complesso. Secondo gli studiosi, le due categorie di sedimenti dovrebbero aver vissuto differenti vicende geologiche: quelli superiori sarebbero prevalentemente di natura vulcanica, mentre quelli inferiori avrebbero subito l’azione erosiva sia del cosiddetto ‘periodo di intenso bombardamento’, sia dell’acqua. Quasi due anni fa, il 10 marzo 2016, Mro ha festeggiato dieci anni di attività, compiuta orbitando intorno al Pianeta Rosso per 45mila volte. Progettata per studiare la storia dell’acqua su Marte e caratterizzarne il clima, la sonda è stata lanciata da Cape Canaveral il 12 agosto 2005 a bordo di un vettore Atlas V e ha raggiunto il suo target dopo poco meno di sette mesi di viaggio.

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Pubblicato da
Filomena Fotia
Tags: martemro

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