Ricerca, Nature: in Italia scienza assente dalla campagna elettorale

La scienza è assente dall'attuale campagna elettorale: a riportarlo, in un articolo dedicato al nostro Paese a poche settimane dal voto, è la rivista "Nature"

A cura di AdnKronos
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I ricercatori italiani temono che i tagli al settore e il declino dell’interesse verso la scienza continueranno indipendentemente dall’esito del voto del 4 marzo. Lo dimostra, in tutta la sua gravità, il fatto che la scienza è assente dall’attuale campagna elettorale. A riportarlo, in un articolo dedicato al nostro Paese a poche settimane dal voto, è la rivista ‘Nature’, che evidenzia come, a parte la ‘battaglia’ sull’obbligo vaccinale, la scienza abbia avuto appunto pochissima visibilità in queste settimane di intenso dibattito politico, nonostante gli allarmi di esperti ed economisti sullo stato precario del sistema di ricerca italiano. “Siamo sull’orlo del collasso“, afferma Mario Pianta, economista dell’Università di Roma Tre, che compila le statistiche sul nostro Paese in tema di ricerca e sviluppo (R&S) per la Commissione europea.
In questo ambito l’Italia può vantare aree di eccellenza, come la fisica delle particelle e la biomedicina. Ma, a differenza di molti altri Paesi europei, negli ultimi decenni non è riuscita a modernizzare il suo sistema scientifico. Budget costantemente bassi, pratiche di assunzione accademiche complicate, burocrazia paralizzante, sono i maggiori problemi lamentati dagli scienziati. Le organizzazioni di ricerca hanno avuto scarso potere politico e non sono state in grado di arginare la crescente influenza di coloro che hanno demonizzato le vaccinazioni e promosso cure ‘alternative’ proposte da ciarlatani, evidenzia la prestigiosa rivista. Ancora, il divario tra risultati scientifici e investimenti nel Nord ricco e al Sud si sta allargando, contribuendo ad alimentare la politica regionalista e populista, afferma Raffaella Rumiati, vicepresidente dell’Agenzia nazionale di valutazione della ricerca italiana (Anvur).
Pianta avverte che le riforme del sistema di ricerca devono essere supportate in primis da un maggior budget finanziario. Ma a partire dalla crisi economica del 2008 la spesa dell’Italia in R&S, già bassa, è diminuita del 20% in termini reali, ossia di ben 1,2 miliardi di euro, e nel 2016 ammontava a soli 8,7 miliardi.
Il budget a disposizione delle università si è ridotto di circa un quinto – a 7 miliardi di euro – così come il numero di professori a livello nazionale. Il finanziamento agli istituti di ricerca pubblici non è superiore a quello del 2008, con un calo del 9% in termini reali. E il deficit dell’Italia suggerisce come sia improbabile che la situazione migliori presto.
Quel che è peggio, è che dal 2008 hanno lasciato il Paese più scienziati di quanti ne siano arrivati, secondo le statistiche dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. “E i ricercatori non stanno andando solo in Paesi con basi forti nella scienza“, afferma Pianta. “Ma” anche “in Stati come la Spagna“.
Paradossalmente, però, la produzione scientifica del nostro Paese ‘regge’ e nel complesso procede spedita. Dal 2005, l’Italia ha aumentato la sua presenza all’interno di quel 10% di lavori più citati al mondo. E pubblica più articoli per voce di spesa in R&S rispetto a qualsiasi altro Paese dell’Unione europea, a eccezione del Regno Unito. Eppure, questo “paradosso felice non può continuare“, afferma Pianta. “Stiamo andando verso la mediocrità“.
Nature valuta poi l’ipotesi di un governo nelle mani del Movimento 5 Stelle, che nel programma intenderebbe “rivedere il sistema di valutazione scientifica, aumentare il finanziamento alla ricerca e istituire un’agenzia dedicata alla distribuzione dei fondi. Ma la maggior parte dei ricercatori guarda al Movimento con allarme: alcuni dei suoi membri hanno sostenuto campagne anti-scientifiche, tra cui quella contro la vaccinazione. E molti scienziati considerano il crescente sentimento ‘no vax’ dell’Italia come uno degli sviluppi più preoccupanti degli ultimi anni“.
Quanto all’ipotesi di una coalizione di centro-destra al governo, Nature ricorda che i partiti che ne fanno parte “hanno parlato poco di scienza, anche se Forza Italia ha attratto candidati da un piccolo partito contrario alla ricerca sugli animali. Il centrodestra – si nota infine sulla rivista – potrebbe anche formare una coalizione più ampia con il Partito Democratico. Ma qualunque sia il prossimo governo, è improbabile che cambi radicalmente la cultura scientifica italiana.”