Roche premia 8 scienziati italiani under 40

A cura di AdnKronos
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Monza, 19 feb. (AdnKronos Salute) – La più giovane ha 30 anni, ma tutti ne hanno comunque meno di 40. C’è il ‘cervello in fuga’ non dall’Italia ma verso il Belpaese, e chi invece dopo una parentesi all’estero ha scelto un centro tricolore per coltivare il suo sogno scientifico. Strade della vita diverse, stessa missione: esplorare le nuove frontiere della medicina personalizzata. Sono loro gli 8 giovani scienziati vincitori, per il 2017, dei premi ‘Roche per la ricerca’. Un riconoscimento che il colosso basilese dal 2016 dedica ai talenti under 40 della scienza nazionale e che in questa edizione si tinge marcatamente di rosa: 7 degli 8 ricercatori vincenti sono donne. Un elogio al ‘pink power’ dei laboratori che si è celebrato oggi a Monza nel quartier generale italiano di Roche, dove sono stati ufficialmente consegnati i premi e sono state anticipate le novità che caratterizzeranno il nuovo bando 2018, che passa sotto la guida della neo-costituita Fondazione Roche.
Il primo dato è che sale a quota 12 il numero di progetti che verranno finanziati il prossimo anno. Ma aumentano anche le categorie in cui si potrà concorrere, con una new entry: una sezione inedita dedicata al rapporto medico-paziente, che si aggiunge alle tradizionali aree di interesse del premio (oncologia, ematologia, reumatologia, malattie respiratorie, disturbi della coagulazione, neuroscienze), portandole a 7. Confermata la collaborazione con la Fondazione Gimbe (Gruppo italiano medicina basata sulle evidenze), a cui è nuovamente affidato il compito di valutazione e selezione dei progetti. E anche quest’anno Roche ha deciso di lasciare “l’esclusiva titolarità di ogni invenzione o diritto generato nell’ambito del progetto di ricerca agli enti partecipanti”, spiega l’azienda.
Il bilancio dei primi 2 anni del premio racconta di oltre 800 progetti di ricerca candidati (490 solo nel 2017). “Abbiamo già finanziato in Italia i progetti di 16 ricercatori che saliranno a 28 con questa terza edizione, per un valore complessivo che supererà i 2 milioni di euro”, rimarca Maurizio de Cicco, presidente e amministratore delegato di Roche spa.
“Il coraggio di fare ricerca fa parte della nostra cultura ed è alla base del nostro successo da oltre un secolo – continua de Cicco – Siamo convinti che i migliori risultati non si raggiungano da soli, ma sia indispensabile mettere a sistema le risorse e condividere le conoscenze. E’ per questo che, oltre agli sforzi portati avanti ogni giorno per sviluppare le nostre molecole, abbiamo deciso di sostenere da diversi anni la ricerca indipendente convinti dell’enorme valore e della qualità scientifica dei giovani ricercatori italiani”.
Giovani ricercatori come la 30enne Giulia Siravegna (Fondazione Piemonte per l’oncologia), che lavora alla biopsia liquida per i pazienti con tumore colorettale metastatico, “un approccio non invasivo che prevede l’analisi del Dna circolante che il tumore rilascia nel sangue. Con un semplice prelievo del sangue” si possono individuare “le alterazioni genetiche del tumore – spiega – Il progetto che ho proposto prevede un’analisi per valutare la quantità assoluta di alterazioni genetiche che il tumore presenta con l’obiettivo di definire se il paziente possa essere un buon candidato al trattamento con immunoterapia”. Il premio “è un primo passo come ricercatrice indipendente”, sottolinea.
Obiettivo della ricerca di Silvia Pesce (università degli Studi di Genova), 35 anni, anche lei premiata 2017 nell’area Oncologia, sono invece le cellule ‘Natural killer’ (Nk), pedine fondamentali dell’immunità innata nella lotta contro i tumori. Il suo progetto si inserisce proprio nel contesto dell’immunoterapia e il premio rappresenta “una svolta importante in un momento critico della mia carriera – evidenzia – Ricevere alla mia età un finanziamento per un progetto di cui sono la Principal Investigator è incoraggiante perché mi permetterà di portare avanti le mie ricerche”. Punta a colpire la ‘nicchia metastatica’ nel tumore polmonare Giulia Bertolini, 37 anni, che all’Istituto nazionale tumori di Milano indaga il ruolo degli inibitori Cxcr4 e lavora per arrivare un giorno a “poter intervenire quando il tumore è nello stadio iniziale” ed evitare “che si presentino metastasi o recidive a distanza di anni”.
Michela Lupia ha 36 anni e dall’università della Calabria è approdata all’Istituto europeo di oncologia di Milano dopo una breve esperienza in Olanda. Ha scelto di dedicarsi a una ‘bestia nera’: il carcinoma ovarico, uno dei tumori ginecologici con la più alta mortalità. Nel suo mirino le staminali cancerose, con la missione di “renderle un bersaglio per la terapia futura”, indagando su un nuovo bersaglio terapeutico (Cd73). Il premio per lei “è il coronamento di un sogno dopo tanti anni di lavoro: avere fondi propri – sottolinea – da utilizzare per portare avanti la mia ricerca in maniera indipendente”.
Unica ‘quota azzurra’ fra i premiati è Davide Maria Ferraris (università del Piemonte Orientale ‘Amedeo Avogadro’), 39 anni. La sua sfida è contro il glioma, tumore cerebrale particolarmente aggressivo. C’è una proteina (l’enzima Aldh1a3) “che ne alimenta lo sviluppo – spiega lo scienziato che è anche co-fondatore di un’azienda attiva nella ricerca in chiave biotech, la Ixtal – e il nostro progetto prevede lo studio di molecole che interagiscono direttamente con questa proteina per inibire la crescita”. Il premio? “Un grande traguardo ma anche un ottimo punto di partenza”, dice.
Fra le due premiate dell’area Neuroscienze c’è la francese Flavie Strappazzon, 36 anni, che all’università degli Studi di Roma Tor Vergata si occupa di sclerosi multipla e punta su 2 obiettivi: “Rallentare il danneggiamento dei neuroni tipico della malattia”, facendo leva sulla mitofagia, “e comprendere meglio le ragioni alla base della maggior incidenza della Sm nelle donne”. Ad attirarla in Italia “la qualità della scienza”, e a trattenerla oggi nel Belpaese nuove sfide nella ricerca ma anche “l’amore e i suoi due figli”. Per la 37enne Sara Renata Francesca Marceglia, invece, il target è il Parkinson. Al Policlinico di Milano con i colleghi sta lavorando a una stimolazione cerebrale profonda ‘intelligente’, che si modula in base alle fluttuazioni dello stato clinico del paziente riducendo “lo ‘stress’ dovuto alla stimolazione elettrica”.
La sola premiata nell’area Ematologia è infine Teresa Calimeri (ospedale San Raffaele di Milano), 37 anni, che da quando è rientrata in Italia dopo un’esperienza negli Usa al Dana Farber Cancer Institute di Boston ha iniziato a dedicarsi allo studio dei linfomi cerebrali. Il suo sogno scientifico è “riuscire un giorno a identificare precocemente la malattia e far sì che la massa tumorale resti il meno possibile a contatto con il tessuto cerebrale, limitando il verificarsi di danni permanenti”.
I progetti sono stati selezionati con un sistema “rigoroso” messo in campo dalla Fondazione Gimbe: “La decisione di Roche di affidare a un’organizzazione esterna e indipendente la valutazione – precisa il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta – ha garantito imparzialità, terzietà e trasparenza. Dopo un primo step volto a verificare i requisiti previsti dal bando, l’adeguatezza dell’ente proponente e la congruenza tra obiettivi e finanziamento richiesto, i progetti che hanno superato questa fase di triage sono stati valutati da coppie di revisori, selezionati tra oltre 300 autorevoli ricercatori, privi di conflitti di interesse sul bando in oggetto”. I revisori, “in maniera indipendente e in cieco – continua Cartabellotta – hanno valutato la qualità dei progetti tenendo conto di criteri come i potenziali benefici per i pazienti e il Ssn, l’innovatività e così via. Sulla base dei punteggi assegnati dai revisori, oltre che della concordanza dei giudizi, è stata elaborata la classifica finale, da cui sono stati selezionati gli 8 vincitori”.
Anche per il bando 2018 i progetti potranno essere promossi esclusivamente da enti pubblici o privati italiani, senza scopo di lucro, e da Irccs e dovranno essere sottomessi direttamente dal sito ‘rocheperlaricerca.it’ a partire dal 14 marzo e fino al 30 giugno. Come sempre è previsto che il responsabile del progetto di ricerca (Principal Investigator) debba avere un’età uguale o inferiore a 40 anni.