San Valentino: vita e opere più rappresentative

San Valentino è uno dei santi più amati in Italia e nel mondo. Ecco la sua vita e le opere più rappresentative

San Valentino nacque nel 176 d.C. a Interamna Nahars, nell’antica Terni, in Umbria e venne ordinato Vescovo da San Feliciano di Foligno nel 197, a soli 21 anni. Nel 270 fu chiamato a Roma, su invito del filosofo e oratore greco e latino Cratone, dove predicò il Vangelo, convertendo molti pagani, grazie anche alla sua eloquente oratoria. Si dice che quando parlava “tutti pendessero dalle sue labbra che sapevano aprire il cuore anche ai pagani più incalliti nei vizi”. Fu molto amato e rispettato dal popolo, dato la sua particolare attenzione verso i bambini, i malati e i giovani, i quali spesso andavano a chiedergli consigli. Morì decapitato all’età di 97 anni, nell’anno 273, dopo esser stato flagellato fuori le mura di Roma, lungo la via Flaminia, a causa delle persecuzioni contro i cristiani sotto l’imperatore Aureliano.

A tutt’oggi sono pochi i documenti che raccontano la vita del Santo martire.

Il più antico documento risale al secolo VIII e racconta alcuni particolari del martirio, la tortura, la decapitazione e la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, anch’essi decapitati per aver raccolto il corpo del Santo.

Gli stessi discepoli ci raccontano del miracolo che scatenò l’immediata conversione di moltissime anime, loro compresi, ossia, la guarigione di Chermone, il figlio di Cratone, afflitto da una paralisi.

Dopo tale miracolo, lo stesso Cratone, nato da famiglia pagana, si convertì al cristianesimo facendosi battezzare assieme alla moglie e a tutta la famiglia, e al contempo, si convertirono anche i suoi allievi: Ateniesi, Procolo, Efebo, Apollonio e Abondio, figlio di Annio Placido, che era Prefetto di Roma; fu proprio Abondio a raccogliere i corpi martoriati di Efebo, Procolo e Apollonio, che seppellì accanto a San Valentino.

Anche Cratone, assieme a tutta la famiglia, venne condannato a morte con l’accusa di seguire Valentino; unico superstite fu il figlio Chermone. Si dice che fu lui ad edificare la prima Basilica dedicata al Santo Patrono di Terni.