Stazione spaziale ai privati, intervista a Battiston: “Libererà i fondi per Marte”

"E' un tema che è sul tavolo da un po' di tempo, non è una sorpresa", afferma Roberto Battiston, per nulla stupito dalle novità relative all'idea, di privatizzare la Stazione Spaziale Internazionale

“E’ un tema che è sul tavolo da un po’ di tempo, non è una sorpresa”, afferma Roberto Battiston, per nulla stupito dalle novità in ambito spaziale relative all’idea, dell’amministrazione Usa, di porre fine dopo il 2024 al supporto economico diretto alla Stazione Spaziale Internazionale, i cui costi dovrebbero a quel punto essere sostenuti per intero dai privati.

Il presidente dell’Agenzia SpazialeItaliana, raggiunto telefonicamente da LaPresse, definisce il passaggio delle operazioni in orbita nelle mani del mondo imprenditoriale “una grande sfida”. Ma osserva anche come un processo per certi versi analogo sia già avvenuto per i cosiddetti “servizi in orbita bassa”. La Nasa infatti appalta da tempo a due privati come SpaceX e Orbital Atk il trasporto delle merci sull’ISS. Un percorso destinato a proseguire nel prossimo futuro, con gli astronauti che presto verranno scortati in orbita dalla stessa SpaceX e da Lockheed Martin. E che, insieme a questa sorta di affitto della Stazione, servirà a liberare i fondi necessari allo sbarco su Marte.

DOMANDA: Quindi il piano di Trump può davvero tradursi in realtà?

RISPOSTA: NanoRacks è una ditta che fornisce servizi di trasporto in orbita e di lancio dalla Stazione Spaziale: ha già lanciato centinaia di piccoli satelliti per privati e ha in programma di fare altre attività di tipo commerciale. Ma anche altre ditte stanno pianificando di utilizzare pezzi della Stazione a fini commerciali: è in atto un processo iniziale di interesse da parte dei privati dell’utilizzo dell’infrastruttura in orbita. Per raggiungere gli obiettivi che si propone l’amministrazione Trump, arrivando alla gestione dell’intera Stazione, ci vuole molta strada. Ma i primi passi sono già stati fatti e un livello di utilizzo è già in atto.

D. Per l’Europa questo che cosa significa?

R. Dal punto di vista europeo questa è una situazione nuova, perché al momento non siamo organizzati per far gestire ai privati le risorse che sono di nostro diritto in orbita, e che sono meno del 10% di quelle complessive della Stazione. L’Asi sta iniziando una azione verso i privati proprio tesa ad aumentare questa partecipazione. La ditta che se ne sta occupando è Altec: attualmente i principali clienti di questi servizi sono negli Usa, ma in prospettiva si può pensare che vengano a galla anche interessi europei. Abbiamo cinque-sei anni prima di arrivare alla transizione verso la gestione da parte di privati. Non sappiamo se avrà lo stesso successo della transizione che è avvenuta sui servizi in orbita bassa, con aziende private che attraverso gare si aggiudicano la fornitura di servizi chiavi in mano. Ma un modello che ha funzionato già c’è.

D. Rispetto a quel modello quali differenze ci possiamo aspettare?

R. Mentre portare su e giù materiali o persone è un servizio simile al taxi, che si paga a viaggio, l’utilizzo in orbita della stazione è simile all’affitto di un appartamento. Con opportunità che possono riguardare la scienza, la tecnologia, il turismo Spaziale e la produzione di materiali speciali. Non si tratta più di comprare un servizio, ma di vendere la possibilità di restare in orbita per mesi.

D. Questo non toglie spazio alle attività di “interesse pubblico” sulla Stazione?

R. Il piano di cui si sta discutendo è che ci sia una transizione dell’investimento pubblico dalla Stazione Spaziale all’esplorazione dello spazio profondo. L’annuncio strategico che la Nasa si sta accingendo a fare riguarda la continuazione degli studi e degli sviluppi per la costruzione del missile Sls Orion, che punta a una capacità di trasporto dalla Luna in su di elementi per costruire, ad esempio, quello che si chiama Deep Space Gateway: uno spazioporto da localizzare da utilizzare come passo intermedio per iniziare il viaggio verso Marte. L’investimento che viene fatto è a spese di quello dedicato all’ISS, i fondi pubblici non aumentano. Poi è una scelta politica quella di spostare i fondi da un’altra parte perché si ritiene che il mondo dei privati sta crescendo abbastanza rapidamente. Sicuramente ci sono moltissime altre cose da fare in orbita bassa.