Unione Italiana Olio di Palma sostenibile: “Bene la proposta del Parlamento Europeo di regolamentare i claim “senza” sui prodotti alimentari”

Olio di palma: cresce l’attenzione dell’Europa per le diciture e le indicazioni che, in ambito alimentare, vengono ritenute ingannevoli o allusive per il consumatore

Cresce l’attenzione dell’Europa per le diciture e le indicazioni che, in ambito alimentare, vengono ritenute ingannevoli o allusive per il consumatore. La cosiddetta pubblicità del “senza”, che rischia a volte di confondere i consumatori e demonizzare alcuni ingredienti (come avvenuto con il “senza olio di palma”), è stata oggetto di un emendamento presentato dalla Commissione Affari economici e monetari del Parlamento Europeo alla risoluzione sulla “Relazione annuale sulla Politica di Concorrenza”. I parlamentari hanno chiesto ai decisori politici di obbligare gli inserzionisti a dichiarare o elencare solo le caratteristiche degli ingredienti effettivamente presenti nel prodotto (a meno che la presenza di determinati ingredienti non sia correlata a malattie congenite). Un primo passaggio importante che va nella direzione di una maggiore tutela del consumatore e della libera concorrenza, più volte invocato dall’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, e che ora si auspica sia recepito dagli organi preposti almeno nei casi più eclatanti, come appunto quello dell’olio di palma. Riflettori puntati quindi – come evidenzia l’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile – sulle pubblicità caratterizzate da “fake transparency” o da “falsa trasparenza”, ossia da informazioni non false ma fuorvianti per il consumatore, che rischiano di danneggiarlo.

Dopo che negli ultimi anni aziende e catene della GDO hanno proposto e pubblicizzato prodotti puntando su quello che non era contenuto al loro interno, magari appellandosi anche al principio di precauzione senza però aver ricevuto alcuna indicazione dalle autorità preposte, ora è giunto il momento di fare pulizia rispetto a una “giungla” di informazioni, eliminando quelle inutili. Del resto, che il consumatore sia influenzato dalla dicitura “senza” e che occorra evitare di confonderlo lo conferma anche lo studio dal titolo “European consumer healthiness evaluation of ‘Free-from’ labelled food products”, pubblicato sulla rivista scientifica Food Quality and Preferences. La rimozione di qualcosa (ad es. lattosio) o l’assenza di un ingrediente (ad es. olio di palma), infatti, induce automaticamente ad una valutazione più salutare del prodotto. Questo perché i consumatori ritengono che i prodotti “senza” siano affidabili o almeno più affidabili di quelli “tradizionali”, pur non essendo realmente consapevoli del perché. In Italia questo sta già avvenendo, come confermato dall’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 che ha evidenziato come le referenze “senza olio di palma” abbiano registrato un +17,6% nelle vendite in valore, molto sostenute dall’offerta che ha conquistato diverse categorie di prodotti e dalla promozione, come si legge nel rapporto stesso. L’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile si chiede: “ma i consumatori si rendono conto che i prodotti contenenti olio di palma possono avere un profilo nutrizionale analogo – se non migliore – rispetto a quelli senza questo ingrediente (vedi lo studio “Senza olio di palma, ma più saturi”, pubblicato da Campagne Liberali)?”.