Spazio, entro 10 anni un robot sottomarino sotto i ghiacci della Luna di Giove “Europa”

Spazio, entro dieci anni una sonda NASA per studiare la Luna di Giove "Europa"

Primo concept della Fase I NIAC NASA per un missione 'anfibia' dell'oceano di Europa

Entro 10 anni un robot sottomarino potrebbe ‘camminare’ a testa in giu’ sotto i ghiacci della Luna di Giove, Europa, per studiarne l’oceano sommerso a caccia di vita. “Non sarei sorpreso se un giorno trovassimo forme di vita sulle lune di Saturno Titano ed Encelado o su Europa. Adesso non abbiamo prove, ma non e’ una pazzia pensarlo”. E’ un racconto gia’ proiettato al futuro dell’esplorazione del Sistema Solare quello rivolto da Charles Elachi, uno dei papa’ della missione Cassini su Saturno, agli studenti di tecnologie aerospaziali della facolta’ d’ingegneria dell’Universita’ Sapienza di Roma dove e’ ospite per una conferenza su “Cassini e l’epoca d’oro dell’esplorazione spaziale”. Un’epoca in cui “in una generazione abbiamo fatto cio’ che avevamo sognato per migliaia di anni”. Le parole di Elachi affascinano: “viviamo in un universo sorprendente”, e gli studenti lo ascoltano divertiti. Per 15 anni a capo di uno dei laboratori di eccellenza della Nasa, il Jet Propulsion Laboratory, Elachi riavvolge il nastro del viaggio ventennale di Cassini, “una delle missioni piu’ eccitanti della Nasa, destinata a rimanere nei libri di storia per secoli”. Lanciata il 15 ottobre 1997, Cassini e’ una missione di Asi, Esa e Nasa. In 20 anni ha collezionato molti record. E’ stata la prima con la sonda Huygens a scendere tra monti, fiumi e laghi d’idrocarburi di Titano. Ha inoltre scoperto un oceano sotto i ghiacci di Encelado, che potrebbe ospitare la vita e da cui originano geyser che “sulla Terra arriverebbero fino agli aerei. Sono proprio gli oceani – ha detto Elachi – i luoghi dov’e’ piu’ probabile trovare vita. Su Cassini non c’era un laboratorio attrezzato per identificarla, ma future missioni potrebbero invece trovarla, prelevando ad esempio campioni di materiale da questi geyser e riportandoli a Terra. Del resto – ha concluso – noi scienziati siamo abituati a guardare cio’ che nessuno aveva mai visto prima e a farlo diventare realta’”.