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Vulcani: il mondo globalizzato è impreparato a una grande eruzione

LaPresse/AFP

Il mondo globalizzato è impreparato all’arrivo di un’eventuale grande eruzione vulcanica, che potrebbe paralizzare traffico aereo, ostacolare commercio, comunicazioni e sistemi finanziari. Lo rivela lo studio, pubblicato sulla rivista Geosphere e ripreso sul sito di Nature, condotto dai vulcanologi Chris Newhall, del Mirisbiris Garden and Nature Center nelle Filippine, Stephen Self, dell’universita’ della California a Berkeley, e Alan Robock, climatologo dell’americana Rutgers University.

Le eruzioni che preoccupano di piu’ sono quelle esplosive, capaci di sollevare nell’atmosfera una colonna di gas e ceneri alta diversi chilometri, capaci di devastare vaste aree, ricoprendole di una spessa coltre di materiali, e in grado di modificare il clima perché le ceneri possono bloccare i raggi del Sole.

“Milioni di persone vivono in aree vulcaniche e il mondo contemporaneo è particolarmente vulnerabile perché dipende dal buon funzionamento dei trasporti, dei sistemi di comunicazione, e delle forniture energetiche” ha detto all’ANSA Micol Todesco, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Questo, ha aggiunto “rende importante studiare questi eventi estremi, e ragionare sulle possibili strategie di mitigazione”.

Nel 2010, per esempio, l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajoekull, blocco’ per giorni il traffico aereo europeo. Tuttavia quell’eruzione era di classe 3 nella scala Vei (indice di esplosivita’ vulcanica), che ne classifica l’intensita’ da 1 a 8, e ci sono vulcani in grado di ‘risvegli’ ben piu’ violenti, ma per fortuna “molto rari”, ha rilevato Todesco.

Fra questi il Tambora, in Indonesia, la cui eruzione nel 1815 uccise migliaia di persone, il Taupo in Nuova Zelanda e il monte Damavand in Iran. Non possiamo sapere, quando questi vulcani si risveglieranno: “ma dobbiamo prepararci per affrontare l’emergenza” ha detto Newhall, che con Self ha messo a punto nel 1982 la scala Vei. Secondo il ricercatore bisognerebbe cominciare a studiare i potenziali effetti su trasporti e comunicazioni e intensificare le ricerche per cercare di comprendere dove potrebbe verificarsi la prossima grande eruzione.