Alfie Evans, la presidente del Bambino Gesù: “Mi rifiuto di pensare che non si possa fare una battaglia per il diritto di vivere”

Secondo i giudici inglesi, Alfie "non può venire in Italia: credo che questo sia dovuto anche all'aver ritenuto che ci siano state alcune pressioni. Sui genitori non c'è ne è stata assolutamente alcuna"

Alfie Evans

Secondo i giudici inglesi, Alfie “non può venire in Italia: credo che questo sia dovuto anche all’aver ritenuto che ci siano state alcune pressioni. Sui genitori non c’è ne è stata assolutamente alcuna”. E’ questa la posizione espressa dalla presidente dell’ospedale Bambino Gesù, Mariella Enoc, la quale ha sottolineato come anzi l’ospedale della Santa Sede, che segue questa vicenda dal luglio 2017, “ha sempre fatto presente che la diagnosi è molto severa”.

In tutta la vicenda di Alfie, affetto da una malattia neurodegenerativa grave e per il quale i genitori chiedono il trasferimento in Italia, “c’è stata – rileva Enoc – troppa ideologia e troppa strumentalizzazione. Mi rifiuto di pensare che dopo tante battaglie fatte per il diritto di morire – ha aggiunto – non si possa fare anche una battaglia per il diritto di vivere, perché in questo caso i genitori chiedono che il bambino viva”.

Quanto ai dubbi sollevati da alcuni rispetto al fatto che Alfie possa sostenere il peso di un trasporto e di uno spostamento in un altro paese nelle condizioni in cui si trova, Enoc ha rilevato come l’ospedale Bambino Gesù “in questo anno e mezzo ha trasportato 200 bambini circa di cui molti nelle condizioni di Alfie, provenienti dalla Grecia, dall’Est europeo, dall’Italia e molti altri paesi”.

In tutti i casi, ha rilevato Enoc, “si trattava di bambini che erano in condizioni gravi o bisognosi di un trapianto, ma sono arrivati con un supporto alla respirazione su un c130, su un’ambulanza o con una macchina, e vari di questi bambini si sono salvati“. Enoc ha quindi ribadito come l’ospedale rimanga sempre pronto ad accogliere Alfie, in attesa degli sviluppi della situazione.