Epilessia grave: speranza da un nuovo trattamento

Alcune persone soffrono di epilessia in maniera così forte da rendere inefficaci tutti i trattamenti attuali

epilessia

I ricercatori della Lund University in Svezia ritengono di aver trovato un metodo che in futuro potrebbe aiutare le persone che soffrono di epilessia in maniera così forte da rendere inefficaci tutti i trattamenti attuali.

Il Prof. Mérab Kokaia ha spiegato: “Negli studi sui topi, siamo riusciti a ridurre l’attività degli attacchi intervenendo in un’area del cervello che non è il centro degli attacchi epilettici, ma è direttamente collegata ad esso attraverso una rete di neuroni. Se ottenessimo lo stesso risultato in ulteriori studi a lungo termine, questo potrebbe aprire la strada al trattamento di forme gravi di epilessia”.

Nello studio, i ricercatori sono riusciti a ridurre l’attività epilettica nell’ippocampo, un’area del cervello che, tra le altre cose, è importante per la memoria e l’apprendimento. Nei casi più gravi, questa è proprio la parte del cervello dove gli attacchi epilettici hanno di solito origine. I ricercatori hanno utilizzato un metodo conosciuto come chemogenetica, che ha permesso di loro di ridurre l’attività nelle aree specifiche e nelle cellule nervose coinvolte in un attacco epilettico, mentre le altre parti e cellule del corpo sono rimaste inalterate, a differenza degli attuali farmaci che influenzano più o meno tutte le parti e le cellule del corpo, portando potenziali effetti collaterali.

Mérab Kokaia ha aggiunto: “Sono pochissimi gli studi simili che sono stati condotti in precedenza e questo è il primo studio in cui siamo riusciti a ridurre l’attività epilettica in un’area del cervello utilizzando la chemogenetica per influenzare un’altra area, e non il centro dell’attacco. Questo apre la possibilità di trattare l’epilessia in aree del cervello che non possono essere chirurgicamente rimosse o trattate direttamente. Speriamo che, in futuro, questa conoscenza aiuterà le persone con una grave forma di epilessia, ma che sarà d’aiuto anche per altri pazienti con la malattia”.