Le attività di ricerca su Marte sono “terrestri”: in Etiopia caratteristiche climatiche e geologiche simili al Pianeta Rosso

L’ambiente inospitale della regione dell’Etiopia è un’utile "palestra" per i ricercatori perché le sue condizioni sono simili a quelle di Marte

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Immagine del Dallol in Dancalia (Credits: Jani Radebaugh/Europlanet)

Il Pianeta Rosso sale nuovamente agli onori della cronaca, ma in questo caso non per un’attività di studio svolta dai rover che percorrono la sua superficie o dalle sonde che affollano la sua orbita. Questa volta – spiega Global Science – le attività di ricerca su Marte sono ‘terrestri’ e puntano verso una delle aree più inospitali del nostro pianeta, una zona del Corno d’Africa con caratteristiche climatiche e geologiche che evocano scenari simili a quelli di Marte. Stiamo parlando della Dancalia, una regione dell’Etiopia al confine con l’Eritrea che si estende al di sotto del livello del mare e che recentemente ha ospitato cinque team internazionali di ricercatori, di cui hanno fatto parte anche rappresentanti dell’Irsps (International Research School of Planetary Sciences) di Pescara.

Sono due le aree su cui si sono concentrati gli sforzi dei gruppi di lavoro per studiarne la microbiologia, la chimica e la geologia: la caldera del monte Dallol e il lago salino Afrera. La loro campagna è stata supportata da Europlanet 2020 Research Infrastructure – un progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020 – che negli ultimi due anni ha organizzato altre attività sul campo in Dancalia per caratterizzare questa zona come un analogo per lo studio di Marte, ma anche di altri corpi celesti, come, ad esempio, Titano. Il Dallol è un luogo unico nel suo genere per le condizioni ostili alle forme di vita: si trova oltre 100 metri al sotto del livello del mare e presenta un mix di salinità estrematemperature roventi e acidità. L’acqua che vi affiora è bollente, ricca di sali e forma delle pozze dai colori scenografici ma altamente acide, mentre l’aria è permeata di vapori di cloro e zolfo. Le attività in questa zona (misurazioni e raccolta di campioni) sono state mirate soprattutto a verificare la possibilità di nicchie di abitabilità per forme di vita microbica, nonostante un quadro ambientale così sfavorevole.

Tra il Dallol e il vulcano Erta Ale si estende la depressione di Afar, caratterizzata da depositi salini e antichi sistemi vulcanici che richiamano molto alcune zone diMarte dove prossimamente inizierà l’attività scientifica del Tgo (Trace Gas Orbiter) della missione ExoMars. In questo caso, i ricercatori, oltre a prelevare campioni, hanno effettuato uno studio preliminare sulla struttura dei sistemi idrotermali per supportare le future osservazioni di ExoMars.  Nell’area del lago Afrera, invece, sono state studiate le strutture di origine vulcanica e i processi erosivi che le hanno modellate nel corso del tempo per poter avere una chiave di interpretazione per realtà simili sul Pianeta Rosso. I siti in questione sono stati anche oggetto di fotografie aeree, utilizzate per realizzare dei modelli Dem (Digital Elevation Model) che saranno poi messi a confronto con immagini radar riprese dallo spazio per avere due prospettive degli stessi luoghi e valutare il loro aspetto accidentato sotto differenti punti di vista. Questa metodologia, secondo gli studiosi, può essere molto utile per interpretare le immagini del suolo di Marte fornite dalle varie missioni in corso. La varietà delle attività svolte, che abbracciano varie discipline scientifiche, conferma la versatilità della Dancalia come ‘palestra terrestre’ per la ricerca planetaria.