Carcinoma a cellule renali avanzato: ok della Commissione Europea a Cabozantinib in prima linea

Il carcinoma a cellule renali (RCC) potrebbe divenire uno dei tumori che aumentano più rapidamente nel mondo

La Commissione Europea (EC) ha approvato cabozantinib, al dosaggio di 20 mg, 40 mg e 60 mg, per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma a cellule renali (RCC) avanzato a rischio ‘intermediate’ o ‘poor’. Questa approvazione permette la commercializzazione di cabozantinib per questa indicazione in tutti i 28 Stati membri dell’Unione Europea, in Norvegia e Islanda.
L’approvazione odierna della Commissione Europea rappresenta un passo in avanti per i pazienti con tumore avanzato del rene in Europa, che potranno accedere a una nuova opzione di trattamento orale in prima linea che offre un significativo miglioramento rispetto allo standard di cura”, ha affermato Harout Semerjian, Executive Vice President, Chief Commercial Officer, Ipsen. “Ipsen mantiene l’impegno di migliorare le vite dei pazienti continuando a sviluppare nuove terapie ed espandendo il potenziale di cabozantinib per diverse indicazioni”.
Giuseppe Procopio, Responsabile S.S. Oncologia medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha aggiunto: “Il valore del trattamento con cabozantinib è stato confermato dai dati ottenuti da studi clinici, e fin dal 2016 i medici hanno testato il suo potenziale in pazienti già pretrattati con terapia VEGF-target. Per entrambe queste ragioni, i medici saranno lieti di poter accedere presto a questa nuova opzione di trattamento in prima linea per i pazienti con RCC avanzato a rischio ‘intermediate’ o ‘poor’”.
La decisione della Commissione Europea si basa sullo studio CABOSUN che ha dimostrato che cabozantinib può significativamente prolungare la sopravvivenza libera da progressione (PFS), rispetto a sunitinib, nei pazienti naïve al trattamento con RCC avanzato. Cabozantinib è la prima e unica monoterapia ad aver dimostrato un’efficacia clinica superiore rispetto a sunitinib nei pazienti naïve al trattamento con RCC avanzato a rischio ‘intermediate’ o ‘poor’.

Lo studio CABOSUN

Il 23 maggio 2016, Exelixis ha annunciato che lo studio CABOSUN aveva raggiunto l’endpoint primario, dimostrando un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della PFS rispetto a sunitinib in pazienti con RCC avanzato a rischio ‘intermediate’ o ‘poor’ secondo i criteri IMDC (International Metastatic RCC Carcinoma Database Consortium), determinati con valutazione dello sperimentatore. CABOSUN è stato condotto da The Alliance for Clinical Trials in Oncology, come parte della collaborazione di Exelixis con NCI-CTEP. Questi risultati sono stati presentati per la prima volta al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) 2016 dal dott. Toni Choueiri e pubblicati sull’European Journal of Cancer (Choueiri, Eur J Cancer 2018).[i]
Il 19 giugno 2017, Exelixis ha annunciato che l’analisi della revisione in cieco di una ‘independent radiology review committee’ (IRC) ha confermato i risultati dell’endpoint primario di efficacia, la sopravvivenza libera da progressione (PFS), valutato dallo sperimentatore, nello studio randomizzato di fase II CABOSUN, con cabozantinib vs sunitinib, in pazienti non trattati precedentemente con carcinoma a cellule renali (RCC) avanzato a rischio ‘intermediate’ o ‘poor’, secondo i criteri dell’International Metastatic Renal Cell Carcinoma Database Consortium (IMDC). Sulla base dell’analisi dell’IRC, cabozantinib ha dimostrato una riduzione clinicamente e statisticamente significativa del tasso di progressione della malattia o di morte, misurata con la PFS. L’incidenza di eventi avversi (di qualsiasi grado) e l’incidenza di eventi avversi di grado 3 o 4 tra cabozantinib e sunitinib erano comparabili.
CABOSUN è uno studio randomizzato, in aperto, controllato vs principio attivo, di fase II, che ha arruolato 157 pazienti con RCC avanzato, classificati a rischio ‘intermediate’ o ‘poor’ secondo i criteri IMDC. I pazienti sono stati randomizzati 1:1 a ricevere cabozantinib (60 mg una volta al giorno) o sunitinib (50 mg una volta al giorno, con schedula 4 settimane on/2 off). Endpoint primario era la PFS; endpoint secondari erano la sopravvivenza globale e il tasso di risposta obiettiva. I pazienti eleggibili dovevano avere carcinoma renale a cellule chiare localmente avanzato o metastatico, performance status ECOG 0 -2 e categoria di rischio ‘intermediate’ o ‘poor’ secondo i criteri IMDC (Heng, J Clin Oncol 2009).[ii] Venivano esclusi i pazienti sottoposti a un precedente trattamento sistemico per RCC.

Il carcinoma a cellule renali in stadio avanzato
Con un’incidenza che tende a crescere del 22% entro il 2020, il carcinoma a cellule renali (RCC) potrebbe divenire uno dei tumori che aumentano più rapidamente nel mondo.[iii] Le terapie target che includono gli inibitori delle tirosin-chinasi (TKI) del recettore VEGF (VEGFR), introdotte una decina di anni fa, hanno significativamente trasformato il panorama dei trattamenti per il RCC avanzato.[iv]
Le elaborazioni statistiche del 2017 dell’American Cancer Society indicano il tumore del rene come una delle prime dieci forme più diagnosticate di cancro sia negli uomini che nelle donne negli Stati Uniti.[v] Il carcinoma renale a cellule chiare è il tipo più comune di cancro del rene tra gli adulti.[vi] Se rilevato agli stadi iniziali, il tasso di sopravvivenza a cinque anni è alto. Nei pazienti con RCC avanzato o metastatico, tuttavia, il tasso di sopravvivenza a cinque anni si riduce al 12%, e nessuna cura è stata identificata per questa malattia.[vii] Circa 30.000 pazienti negli Stati Uniti e 68.000 in tutto il mondo richiedono un trattamento.[viii]
La maggior parte dei carcinomi renali a cellule chiare presenta livelli più bassi del normale di una proteina denominata von Hippel-Lindau, che porta a elevare i livelli di MET, AXL e VEGF.[ix]-[x] Queste proteine promuovono l’angiogenesi tumorale, cioè la crescita di nuovi vasi, la crescita del tumore, l’invasività e la metastasi.[xi] [xii] [xiii], [xiv] MET e AXL possono fornire vie di fuga al tumore portando alla resistenza agli inibitori del VEGFR.[xii]