Salute, Hiv: in Italia 1 malato su 10 non sa di esserlo

In Italia un malato su 10 non sa di esserlo. Ne sono convinti i ricercatori che dal 22 al 24 maggio saranno a Roma per la X edizione di Icar - Italian conference on Aids and antiviral research

Credit: University of Waterloo

In Italia un malato su 10 non sa di esserlo. Ne sono convinti i ricercatori che dal 22 al 24 maggio saranno a Roma per la X edizione di Icar – Italian conference on Aids and antiviral research. A livello globale i dati Unaids, aggiornati alla fine del 2016, ci dicono che 36.7 milioni di persone vivono oggi con Hiv, di questi il 63% nell’Africa Sub-Sahariana.

Nell’ultimo anno, 1.800.000 persone hanno avuto una nuova diagnosi di Hiv nel mondo. In Europa occidentale e Nord America vivono oggi oltre 2 milioni di persone con Hiv. “L’Italia – spiega il professore Andrea Antinori, direttore sanitario Inmi Lazzaro Spallanzani, Roma – è oggi al 13esimo posto in termini di incidenza di nuove diagnosi di Hiv.

E’ stimato che in Italia vi siano da 125mila a 130mila persone viventi con Hiv, di cui 12-18mila non ancora diagnosticate, di cui almeno un terzo sarebbe in condizioni di immunodeficienza avanzata. Nel 2016, le diagnosi di Hiv tardive sono state pari a più del 55% di tutte le nuove diagnosi”.

Questi dati saranno discussi durante la decima edizione di Icar: l’evento si terrà dal 22 al 24 maggio 2018 a Roma. Il congresso, presieduto dai professori Massimo Andreoni, Andrea Antinori e Carlo Federico Perno, si svolgerà presso Ergife Palace Hotel. Attesi oltre ottocento specialisti tra ricercatori, medici, specialisti di vari settori coinvolti nell’assistenza e cura dell’infezione da Hiv, volontari delle associazioni impegnate nella lotta contro l’Aids. Icar è organizzata sotto l’egida della Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali e con il patrocinio di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica.

La terapia oggi consente una stabile cronicizzazione dell’infezione con riduzione della morbilità e aumento della sopravvivenza nelle persone in trattamento. Le nuove terapie hanno fortemente ridotto gli effetti collaterali, il numero di compresse al giorno (oggi al massimo una o due al giorno per chi inizia il trattamento), e aumentato il tempo di efficacia. I temi più caldi riguardano oggi le nuove terapie con inibitori delle integrasi virali, i fattori di persistenza virale, i meccanismi di immunoattivazione e infiammazione cronica, le comorbilità non-infettive associate ad Hiv, il trattamento come prevenzione (TasP) e la profilassi pre-esposizione (PrEP).

“Per quanto riguarda la PrEP, l’efficacia è consolidata da tempo – dichiara in un comunicato il professore Andrea Antinori – soprattutto nel gruppo dei maschi che fanno sesso con maschi. L’efficacia è pari all’86% che arriva fino a oltre il 90% nelle persone che hanno un’aderenza elevata a tale protocollo. Il principale motivo di fallimento della PrEP è, infatti, proprio la capacità della persona di aderire completamente al programma richiesto. Un altro forte limite è che tale trattamento non sia rimborsabile in Europa, eccetto in Francia, Norvegia e Scozia. Purtroppo si tratta di una terapia non economica, circa 100 euro al mese, e in Italia, di fatto, è ancora sconosciuta”.

“In arrivo anche nuovi farmaci – aggiunge Antinori – che appartengono a classi tradizionali già sperimentate, come quelle degli inibitori delle integrasi: in questo settore si è registrato il maggiore sviluppo negli ultimi 7-8 anni. Nuovi farmaci, prossimamente, anche appartenenti a classi più innovative, ma questi richiedano più tempo per la sperimentazione. Qualcosa sta arrivando per i pazienti multifalliti, ma la principale novità consiste nei farmaci long acting, che possono appartenere a varie classi di farmaci: questi arriveranno tra circa due anni, con grandi miglioramenti per tutti i pazienti. A breve anche altre novità, per i pazienti che hanno fallito le precedenti terapie e per chi ha avuto la diagnosi in stadio precoce”.