Vaccini, gli infettivologi: “Abolire l’obbligo sarebbe da irresponsabili”

"I vaccini obbligatori utilizzati nell'infanzia sono gli stessi usati con identica tempistica e modalità di somministrazione in tutto il mondo"

Vaccini

“I vaccini obbligatori utilizzati nell’infanzia sono gli stessi usati con identica tempistica e modalità di somministrazione in tutto il mondo. Gli effetti indesiderati riportati sono meno frequenti di quelli di qualsiasi farmaco e assolutamente inferiori ai benefici individuali e per la società. Coperture vaccinali che garantiscano l’immunità di gregge devono ancora essere consolidate. L’abolizione dell’obbligatorietà prima che questo avvenga e senza aver proceduto ad ampie campagne di educazione vaccinale rivolte alla popolazione è da ritenersi irresponsabile”. Così il presidente della Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit), Massimo Galli, dopo le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

“I vaccini sono sicuri – aggiunge Massimo Andreoni, direttore scientifico Simitqualsiasi vaccino autorizzato viene rigorosamente testato in più fasi prima di essere approvato per l’uso ed è controllato regolarmente una volta che è sul mercato. È bene ricordare che nel mondo sono stati segnalati nel 2017 ben 146.744 casi di morbillo e 81.631 casi nei primi 5 mesi del 2018. Si deve tristemente ricordare che solo in Italia ci sono stati per questa malattia 4 morti nel 2017 e altri 4 in questi primi mesi del 2018″.

Il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 – rileva la Simit – rappresenta il documento di riferimento in ambito vaccinale; individua gli obiettivi di salute da raggiungere con le vaccinazioni e le relative strategie da attuare. É dovere delle autorità sanitarie e degli organi d’informazione – secondo la società scientifica – promuovere l’importanza delle vaccinazioni attraverso un processo di coinvolgimento di tutta la popolazione.

La diffusione d’informazioni non corrette ormai sempre più presente in vari ambiti comunicativi ha determinato gravi danni sia per singole persone che per la comunità. Tale disinformazione deve essere contrastata in tutti i modi”.

“L’epidemia di morbillo ancora in corso – conclude Galli – dovrebbe bastare come deterrente a pericolosi rimaneggiamenti delle politiche vaccinali adottate. In un mondo globalizzato, in cui nessuno può dirsi al sicuro da malattie che provengono anche da molto lontano, l’atteggiamento anti vaccinale si paga con un significativo aumento dei rischi individuali e collettivi.

Può valere l’esempio recente del caso verificatosi in Lombardia in cui un manager italiano rientrato da un viaggio in oriente in cui aveva contratto il morbillo ha contagiato un infermiera di un ospedale pubblico, evidentemente non vaccinata, innescando un’epidemia di 43 casi con vari altri episodi secondari in altri ospedali”.