Tumori: il diabete ne aumenta il rischio, soprattutto per le donne

Il diabete è un fattore di rischio per la maggior parte dei tumori di specifiche parti del corpo sia per le donne che per gli uomini

diabete

Il diabete colpisce oltre 415 milioni di persone nel mondo, con 5 milioni di morti all’anno. I tumori sono la seconda causa di morte nel mondo. Si stima che 1 donna su 4 e 1 uomo su 3 sviluppi un tumore durante la sua vita. Nel 2015 ci sono stati 17,5 milioni casi di tumori e 8,7 milioni di morti a livello globale e si prevede che queste cifre continuino a salire nei prossimi decenni.

Ora, una revisione globale su quasi 20 milioni di persone ha dimostrato che avere il diabete aumenta in maniera significativa il rischio di sviluppare un tumore e per le donne il rischio è addirittura maggiore.

In particolare, i ricercatori del George Institute for Global Health hanno scoperto che il diabete di tipo 1 e 2 conferisce alle donne un rischio maggiore rispetto agli uomini di sviluppare leucemia e tumori allo stomaco, alla bocca e del rene, ma un rischio ridotto di tumore al fegato.

tumoriI risultati sono stati pubblicati sulla rivista Diabetologia dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete e sottolineano la necessità di ulteriori studi per stabilire il ruolo svolto dal diabete nello sviluppo dei tumori. Questo studio ha anche dimostrato l’importanza di ricerche specifiche in base al sesso.

Il Dott. Toshiaki Ohkuma, autore principale dello studio, ha dichiarato: “Il collegamento tra diabete e rischio di sviluppare tumori è ora fermamente stabilito. Abbiamo anche dimostrato per la prima volta che le donne con il diabete hanno più probabilità di sviluppare una qualsiasi forma di cancro e hanno una possibilità molto più alta di sviluppare tumori del rene, alla bocca e allo stomaco e leucemia. Il numero di persone che soffre di diabete è raddoppiato a livello globale negli ultimi 30 anni ma abbiamo ancora molto da imparare sulla malattia. È fondamentale intraprendere ulteriori studi per scoprire cosa sta guidando tutto questo e per essere consapevoli dell’aumento del rischio di tumori per le donne e gli uomini che soffrono di diabete, sia per i pazienti che per la comunità medica”.

Ecco, in sintesi, i risultati chiave dello studio:

  • le donne con diabete hanno il 27% di probabilità in più di sviluppare un tumore rispetto alle donne che non soffrono della malattia. Per gli uomini il rischio era il 19% più alto.
  • Il diabete è un fattore di rischio per la maggior parte dei tumori di specifiche parti del corpo sia per le donne che per gli uomini.
  • Nel complesso, le donne con diabete hanno il 6% di possibilità in più di sviluppare una qualsiasi forma di tumore rispetto agli uomini con diabete.
  • Le donne con diabete hanno un rischio maggiore di sviluppare tumori del rene (11% più alto), alla bocca (13%), allo stomaco (14%) e leucemia (15%) rispetto agli uomini con la stessa malattia.
  • Il rischio di tumore al fegato, invece, era inferiore del 12% per le donne con diabete rispetto agli uomini nella stessa condizione.

Si ritiene che l’iperglicemia possa avere degli effetti che provocano tumori attraverso danni al DNA, un effetto che sarebbe più pronunciato nelle donne poiché storicamente ricevono cure meno intensive o mostrano una minore aderenza alle cure antidiabetiche rispetto agli uomini. La Dott.ssa Sanne Peters, co-autrice dello studio, sostiene che ci sono molte altre ragioni possibili per le quali le donne sono soggette ad un maggior rischio di tumori. Per esempio, la durata media dell’alterata tolleranza al glucosio (che sarebbe di oltre 2 anni più lunga nelle donne) che potrebbe esporle maggiormente ad un’iperinsulinemia (alti livelli di insulina) non curata nello stato prediabetico. L’iperinsulinemia, infatti, promuove la proliferazione delle cellule tumorali.

Le differenze che abbiamo riscontrato non sono insignificanti e devono essere affrontate. Più approfondiamo le ricerche specifiche in base al sesso, più scopriamo che le donne non solo sono sottotrattate, ma hanno anche fattori di rischio molto diversi per una serie di malattie, tra cui ictus, malattie cardiache e ora anche il diabete”, conclude Peters.