Non c’è sostenibilità senza partecipazione dei popoli

I segnali che arrivano dal Forum di New York non sono incoraggianti e anche in Italia c’è poca attenzione da parte dei media. Per l’Alleanza, questo è il momento di riaffermare con forza i valori dell’Agenda 2030

edilizia sostenibile

Il giovane premier canadese Justin Trudeau ha un problema. Racconta l’Economist – scrive Donato Speroni – che avrebbe voluto combattere il cambiamento climatico attraverso una tassa nazionale sulle emissioni di anidride carbonica da parte dei soggetti più inquinanti. Questa tassa già esiste in Ontario e Quebec, oltre che in California, ma Doug Ford, vincitore delle ultime elezioni in Ontario su posizioni vicine a quelle di Donald Trump, ha già annunciato che la cancellerà. La tassa comporta un aumento del 3% del costo dei carburanti, ma votando Ford gli automobilisti dell’Ontario hanno fatto capire che non sono disposti a fare questo piccolo sacrificio per contribuire a salvare il clima mondiale.

La riflessione che si può derivare dalla vicenda canadese è che lo sviluppo sostenibile, per quanti benefici possa portare a noi e alle prossime generazioni, comporta dei costi immediati. Senza una consapevolezza di massa della necessità di pagare questo prezzo sarà impossibile varare misure politiche adeguate. Stiamo davvero avvicinandoci agli Obiettivi? Se ne discute in questi giorni a New York, nel corso dell’High level political forum che si svolge dal 9 al 18 luglio. L’incontro annuale è stato preceduto da un rapporto dell’Onu che ha messo in evidenza numerosi ritardi. La preoccupazione è stata ribadita anche da Liu Zhenmin, vicesegretario generale per gli affari economici e sociali dell’Onu, che ha aperto i lavori.

Abbiamo davanti solo 12 anni per realizzare l’Agenda, ma i Goal sono assolutamente alla nostra portata. Richiederanno però una costante attenzione da parte dei policy makers, una chiara percezione della loro urgenza e un focus preciso come un laser per la loro implementazione.

Anche il Rapporto Bertelsmann – Sdsn, che è stato diffuso in contemporanea con l’apertura del Forum, segnala – prosegue – i ritardi, anche per i Paesi a più alto reddito. Un altro rapporto , Spotlight on Sustainable Development 2018, uscito negli stessi giorni e redatto da numerose organizzazioni della società civile con il supporto della Confederazione sindacale internazionale, è fortemente critico:

Il mondo sta deragliando: non sta realizzando lo sviluppo sostenibile, né i fondamentali cambiamenti politici necessari per scatenare il potenziale trasformativo degli SDGs.

Aspettiamo la conclusione dei lavori. In ogni caso, ogni quattro anni l’Hlpf sale di tono e anziché svolgersi a livello di ministri coinvolge i capi di Stato e di governo. Nel 2019, dunque, sarà possibile non solo fare un consuntivo ma anche assistere a una rielaborazione degli impegni comuni per riportare il Pianeta “sul giusto binario”.

Come si colloca l’Italia in questo contesto? Il primo elemento da rilevare è la disattenzione dei media. Non solo l’Hlpf non interessa le cronache dei giornali, ma anche il primo rapporto sugli SDGs in Italia diffuso dall’Istat venerdì 6 non ha praticamente avuto copertura. Qualche giornale ha colto dati peraltro risaputi (come i cinque milioni di italiani in povertà assoluta) ma è mancato lo sforzo di descrivere il quadro generale che si può derivare da questo importante lavoro e il suo rapporto con l’Agenda 2030. Il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, che ha partecipato alla tavola rotonda di presentazione del Rapporto nel corso della 13ma Conferenza nazionale di statistica, ha raccomandato che in futuro il rapporto contenga anche l’indicazione della distanza rispetto agli Obiettivi, così da rafforzare il senso politico dell’analisi.

E la politica? Saprà utilizzare la ricca messe di dati messa a disposizione dall’Istat e anche dal database dell’ASviS sui 17 Goals? Nella sua rubrica “Scegliere il futuro” su Radio radicale, Giovannini, prendendo spunto dagli scenari sui migranti ha detto:

Ancora una volta la politica sembra disturbata dai dati e dall’evidenza e questo si applica anche ad altri campi e non sembra un fenomeno soltanto italiano. Ma l’Italia ha un problema particolare perché non si è data in modo strutturato la possibilità di utilizzare appieno i dati e i modelli offerti dalla scienza quando vengono fatte le valutazioni ex ante o ex post delle leggi. Altri Paesi si sono dotati di istituti pubblici che devono svolgere questa funzione. Ecco, questa è una mancanza culturale. Arriviamo spesso impreparati ad affrontare le grandi sfide del mondo che ci aspetta. Non a caso in Italia non c’è un istituto per gli studi sul futuro finanziato in modo indipendente attraverso risorse pubbliche. Nel momento in cui la politica diventa più polarizzata, senza un ancoraggio ai dati, alla modellistica e alla scienza, rischiamo non solo che le fake news creino inquinamento nel dibattito pubblico, ma in generale rischiamo un dibattito pubblico tutto basato sulle opinioni. Forse nel momento in cui si parla del ‘governo del cambiamento’, uno dei cambiamenti fondamentali potrebbe essere proprio quello di dotare il nostro Paese di strutture adeguate per affrontare i cambiamenti futuri in modo che i dati siano l’ancoraggio alle decisioni.

Un altro importante ancoraggio, per mantenere dritto il timone in tempi politicamente difficili, è quello ai valori affermati dall’Agenda 2030 sottoscritta anche dall’Italia all’Onu nel 2015. Se n’è parlato ampiamente nell’Assemblea degli aderenti all’ASviS che si è tenuta il 9 luglio, molto partecipata: dopo l’apertura del presidente Pierluigi Stefanini e la relazione di Giovannini, sono intervenuti circa trenta rappresentanti delle diverse associazioni. All’ordine del giorno, tra l’altro, il consuntivo del secondo Festival dello sviluppo sostenibile e le linee di preparazione del prossimo Rapporto ASviS che verrà presentato il 4 ottobre alla Camera dei deputati e che quest’anno darà ampio spazio ad analisi territoriali, anche in vista di un maggior impegno dell’Alleanza nelle regioni e nelle città. Il filo rosso che ha legato gran parte degli interventi è stato proprio quello dei valori. Per esprimere al meglio quello in cui crediamo non abbiamo bisogno di partecipare al dibattito politico quotidiano. Ci basta ricordare il testo dell’Agenda 2030: non soltanto i 17 Obiettivi, sui quali si è concentrata finora la nostra attenzione, ma anche il preambolo, che tra l’altro recita:

Nell’intraprendere questo grande viaggio collettivo, promettiamo che nessuno verrà lasciato  indietro.  Riconoscendo che la  dignità  della  persona  umana  è  fondamentale, desideriamo che gli  Obiettivi  e  i  traguardi siano raggiunti  per  tutte  le  nazioni,  per  tutte  le persone  e  per  tutti  i  segmenti  della  società.  Inoltre ci  adopereremo  per  aiutare  per  primi coloro che sono più indietro.