Ambiente: ogni minuto 1 camion di rifiuti finisce in mare

Il problema del marine litter, cioè dei rifiuti marini, è globale e quanto mai grave. Per ogni minuto che passa, l'equivalente di un camion di rifiuti finisce nei mari e negli oceani del mondo

Il problema del marine litter, cioè dei rifiuti marini, è globale e quanto mai grave. Per ogni minuto che passa, l’equivalente di un camion di rifiuti finisce nei mari e negli oceani del mondo. Quello che resta visibile agli occhi, sulle spiagge e sulla superficie del mare, è pari solo al 15% della mole di rifiuti che giacciono sul fondo del mare.

Senza contare i danni economici che il fenomeno del marine litter provoca al comparto produttivo del settore pesca. Secondo uno studio commissionato dall’Unione Europea, l’impatto economico per la pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro all’anno, risultando il secondo settore più danneggiato dai rifiuti marini dopo quello del turismo. Un dato che potrebbe subire un calo solo attraverso la prevenzione del rifiuto, la raccolta, il riciclo e la sperimentazione di nuovi materiali.

Questo il tema al centro del convegno organizzato questa mattina a Muggia (Trieste), in occasione dell’ultima tappa del viaggio di Goletta Verde, realizzato con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Muggia. Al centro del dibattito le emergenze legate allo stato di salute dei nostri mari, a partire dalle plastiche in mare.

Non solo, oggetto del dibattito – a cui hanno partecipato Laura Litteri, assessore all’Ambiente del Comune di Muggia, Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, Paola del Negro, direttore della Sezione Oceanografia dell’Ogs di Trieste, Patricija Mozetic, direttore della Morska bioloska postaja Piran (Slovenia), Nicola Bettoso, biologo Arpa Fvg, Valentina Bernarello, ricercatrice Ispra, Eugenia Pasanisi, ricercatrice Ispra e Andrea Wehrenfennig, presidente di Legambiente Trieste – anche il beach litter, raccontato nel video proiettato nel corso della tavola rotonda, realizzato dall’Osservatorio regionale rifiuti del Fvg e dal Laboratorio regionale di educazione ambientale di Arpa, per la regia di Diego Cenetiempo della mediateca La Cappella Underground di Trieste e oggetto dell’indagine compiuta dai volontari di Legambiente sulle spiagge del Fvg.

In particolare, nella regione, su un’area di 1.200 metri quadrati, sono stati rinvenuti 918 rifiuti per ogni 100 metri lineari di spiaggia. La plastica e’ stato il materiale piu’ trovato, pari al 97% del totale, seguita da metallo (1,5%), carta/cartone (0,7%) e vetro/ceramica (0,4%). Pesca e acquacoltura sono i responsabili del 39% degli oggetti monitorati. Nella top ten dei rifiuti, infatti, a farla da padrona reti o sacchi per mitili o ostriche (calze), con una media di 340 rifiuti ogni 100 metri.

“Come emerso dai dati dell’indagine Beach Litter di Legambiente – commenta Andrea Wehrenfennig, presidente di Legambiente Trieste – pesca e acquacoltura restano tra le cause principali del beach litter. Per questo, è urgente un monitoraggio che consenta di studiarne e gestirne gli effetti, prima che sia troppo tardi. A tale scopo, Legambiente Friuli Venezia Giulia stipulerà una convenzione con l’Arpa, finalizzata alla collaborazione e allo scambio di dati sui rifiuti spiaggiati, su quelli galleggianti e sui rifiuti sommersi oltre che su quelli depositati sulle rive dei fiumi e torrenti. Non solo, lo scambio di dati riguarderà anche i progetti di monitoraggio e ricerca applicata alla gestione dei rifiuti provenienti da attivita’ di nautiche, di pesca e di acquacoltura. Ciò al fine di avere un quadro che sia il pio’ completo possibile e che permetta di contenerne gli effetti”.

“Oltre al monitoraggio, è opportuno mettere in atto strategie mirate a ridurre marine litter e beach litter, contribuendo così all’attuazione della Direttiva europea sulla Marine Strategy – aggiunge Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde – . A tal proposito, sarebbe utile l’attuazione del fishing for litter che coinvolga pescatori, Direzione marittima, Autorità portuale e Arpa per la gestione e il riciclo dei rifiuti trovati in mare”.

Si tratta di “una via perseguibile – aggiunge Eroe – attraverso la definizione di modalita’ tecnico-operative condivise a livello nazionale, oggi assenti, che favoriscano il recupero ed il conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati da parte degli operatori del mare, spesso penalizzati. Inoltre, all’enorme dispersione delle calze da mitilicoltura – che mettono a rischio anche l’ecosistema del mare – si deve presto trovare una soluzione mediante gestioni virtuose degli impianti di allevamento e di tutta la filiera, e attraverso la ricerca di materiali alternativi e compostabili”.

Bisogna lavorare per ridurre il flusso costante dei rifiuti che arrivano in mare, per esempio attraverso la delibera da parte dei Comuni di apposite ordinanze che vietino l’uso di stoviglie in plastica monouso, come hanno gia’ fatto molti sindaci d’Italia”. E’ nata per questo “Usa e getta, no grazie”, la nuova campagna di Legambiente per la prevenzione e la messa al bando di alcuni prodotti usa e getta.