Calabria, tragedia nelle Gole del Raganello: “Tre allerte meteo, il pericolo era chiaro. Si è rischiato”

"Di allerta meteo non ce n'era stata una ma tre: tutte di codice giallo che in questa zona significa 'serio pericolo'"

Ufficio Stampa Vigili del Fuoco/LaPresse

“Di allerta meteo non ce n’era stata una ma tre: tutte di codice giallo che in questa zona significa ‘serio pericolo'”. Il procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, è al lavoro su un’inchiesta, quella della tragedia del Raganello, che ha tutti i presupposti per essere lunga e complessa.

Quel che è apparso chiaro fin da ieri è che il grave rischio, in quell’area meravigliosa che attraversa per 18 chilometri il Parco del Pollino con gole profonde centinaia di metri che accompagnano il percorso del ruscello, era evidente viste le condizioni meteo ma chi è morto, o ha rischiato di morire, non lo sapeva.

“Le escursioni, con persone spesso inesperte, che più che ‘guide’ sono accompagnatori, e non a caso fanno firmare una liberatoria per evitare qualsiasi responsabilità, sono a pagamento – spiega Facciolla, intervistato da LaPresse – per questo forse si preferisce rischiare, magari sottovalutando le reali condizioni meteo, come è accaduto ieri, quando considerata l’allerta diffusa il giorno prima, c’erano tutti i presupposti per stare alla larga da quel posto”.La riserva delle Gole del Raganello “è una zona dove l’accesso non è controllato e le informazioni ai visitatori sono pressoché assenti – aggiunge -. Io stesso, che lavoro qui da due anni, ho scoperto solo la notte scorsa la totale assenza di informazioni e di un sistema di controlli di accesso all’area. Questo è sicuramente un tema che andrà approfondito perché non si ripetano più tragedie simili”.

Omicidio e lesioni colpose, inondazione e omissione di atti di ufficio. Sono questi i reati ipotizzati nel fascicolo, al momento senza indagati anche se la lente degli inquirenti si concentrerà presto sulle istituzioni responsabili della riserva a cominciare dall’Ente che la gestisce e i quattro Comuni che ne fanno parte (San Lorenzo Bellizzi, Civita, Cerchiara di Calabria e Francavilla).Una gestione che avviene senza un ‘regolamento’, in teoria previsto dal decreto di trent’anni fa che istituiva la riserva ma, di fatto, mai approvato. “La bozza di regolamento per i servizi di gestione della riserva non ha mai avuto il via libera definitivo”, prosegue Facciolla. Questo spiega in parte la gestione confusa “che peraltro fa riferimento a più istituzioni – spiega – da una parte l’ente responsabile e dall’altra i sindaci di quattro Comuni dell’area”.