Estate: nutrizionista, mal di pancia per 10% italiani al rientro dall’estero

Per riprendersi rapidamente dal mal di pancia da rientro, quando i disturbi sono leggeri, "la dieta 'di riposo' per l'intestino è il rimedio più adeguato"

A cura di AdnKronos

Dopo un viaggio all’estero un italiano su 10 torna a casa con l’intestino in subbuglio. Meno che in passato, visto che oggi sono più diffuse le principali informazioni di prevenzione e si sono ridotti gli errori nella scelta dei cibi e delle bevande a rischio. Per riprendersi rapidamente dal mal di pancia da rientro, quando i disturbi sono leggeri, “la dieta ‘di riposo’ per l’intestino è il rimedio più adeguato“, dice all’AdnKronos Salute Ciro Vestita, nutrizionista dell’università di Pisa.
E’ piuttosto frequente – spiega – avere problemi di intestino irregolare dopo una vacanza, soprattutto in posti caldi. Questo perché, oltre al cibo e all’acqua sicuramente più suscettibili di contaminazioni con le alte temperature, anche il clima contribuisce ad alterare la flora intestinale. Ciò crea dei micro danni che si traducono in alternanza di diarrea e stipsi, o anche semplice malessere digestivo e intestinale“.
Serve allora la dieta di riposo. Pochi alimenti, tutti bianchi. “Una banana al mattino e una al pomeriggio – consiglia l’esperto – purché siano molto mature, meglio quelle ‘leopardate’, di maggiore aiuto per stomaco e intestino. A pranzo e a cena riso bianco bollito, con un poco di olio d’oliva, un cucchiaio di parmigiano e scorzette di limone, ottime per gli olii essenziali che contengono. E’ una dieta completa: con sali minerali, carboidrati, proteine. E può essere mantenuta anche alcuni giorni. Importante anche utilizzare, almeno per una settimana, fermenti lattici“.
Fra le infezioni dovute ad alimenti è bevande contaminate, spiega ancora Vestita, “tra le più diffuse c’è la salmonella” che può essere trasmessa da diversi alimenti mal conservati (uova, latte e derivati, salse, carni, acqua). “Ma riscontriamo spesso anche infezioni da anisakis“, parassita che si trova nel pesce crudo.
Oggi – precisa il nutrizionista – è difficile che le persone abbiano comportamenti a rischio all’estero, come bere al ristorante da bottiglie d’acqua minerale già aperte o mangiare pesce crudo offerto magari nei mercati o sulle bancarelle. Capita però che si mangi magari agnello cotto che viene manipolato da chi prepara il pesce crudo, o poggiato su superfici dove è stato tenuto il pesce, e questo permette la contaminazione“.
In generale, tra gli alimenti più a rischio di infezioni alimentari ci sono “frutti di mare, pesci e dolci“.