Ricerca: terapia genica ‘2 in 1’, speranza per la malattia che distrugge la vista

E' una terapia genica 'due in uno': prima demolisce e poi rimpiazza. L'obiettivo è riuscire a salvare la vista aggredita da una malattia ereditaria, la retinite pigmentosa autosomica dominante

E’ una terapia genica ‘due in uno’: prima demolisce e poi rimpiazza. L’obiettivo è riuscire a salvare la vista aggredita da una malattia ereditaria, la retinite pigmentosa autosomica dominante.

Un team di scienziati Usa – finanziati dal National Eye Institute (parte dei Nih, National Institutes of Health) e guidati da esperti dell’University of Pennsylvania – ne ha dimostrato fattibilità e potenzialità in un modello canino della malattia e spera che un giorno si possa usare l’innovativa terapia per rallentare o prevenire la perdita della vista nelle persone colpite.

La retinite pigmentosa comprende un gruppo di rari disordini genetici che danneggiano i fotorecettori, cellule sensibili alla luce che ‘abitano’ nella retina. I bastoncelli, uno dei due tipi di fotorecettore visivo, consentono la visione in condizioni di scarsa illuminazione e necessitano di una proteina chiamata rodopsina per essere in grado di rilevare la luce.

Le persone con retinite pigmentosa autosomica dominante causata da mutazioni nel gene della rodopsina hanno di solito una copia buona del gene e una seconda mutata che codifica per una rodopsina anomala. Quest’ultima è spesso tossica e uccide lentamente le cellule a bastoncello. Quando i fotorecettori muoiono, la vista si deteriora nel giro di anni o decenni. Gli scienziati hanno identificato più di 150 mutazioni della rodopsina che causano la patologia e rendono una sfida ardua la ricerca di una terapia efficace.

Il team Usa, con lo studio pubblicato oggi online su ‘Pnas’ (Proceedings of the National Academy of Sciences), sembra però aver aperto una strada promettente, come spiega William Beltran dell’University of Pennsylvania School of Veterinary Medicine di Philadelphia, autore principale.

Beltran e colleghi, in collaborazione con scienziati dell’University of Florida, hanno sviluppato un costrutto di terapia genica con una doppia funzione: da un lato, usando una particolare tecnologia genetica (shRna interference), si abbatte la capacità dei bastoncelli di produrre rodopsina, dall’altro si introduce materiale genetico nelle cellule per compensare i geni anormali o produrre una proteina benefica. I ricercatori hanno testato questo costrutto su cani con una mutazione della rodopsina. Risultato: nelle retine dei quattrozampe la terapia ha abbattuto circa il 98-99% della rodopsina sia mutata che normale. Ed essendo necessaria rodopsina normale per rilevare la luce, è stato aggiunto un gene ‘di rimpiazzo’.

“Il problema è l’equilibrio – spiega Alfred Lewin dell’University of Florida – Volevamo essere sicuri che ogni cellula ottenesse lo shRna e avesse anche la sostituzione, quindi abbiamo creato un singolo vettore virale adeno-associato che ha fatto entrambe le cose”. I cani trattati con il vettore combinato hanno mantenuto fotorecettori sani e funzionali. E poiché il vettore è stato progettato per produrre rodopsina umana, potrebbe funzionare anche nell’uomo, suggeriscono gli autori dello studio.

“Questo approccio ‘all-in-one’, che rimuove e sostituisce, ha richiesto molta messa a punto”, afferma Beltran. Il team spera ora di iniziare gli studi preclinici sulla sicurezza entro il prossimo anno o due, con l’obiettivo di arrivare a un eventuale futuro trial sull’uomo. Poiché il trattamento previene la perdita dei fotorecettori piuttosto che la rigenerazione, potrebbe essere utile per pazienti con forme di retinite pigmentosa autosomica dominante che progrediscono lentamente, le cui retine hanno aree con bastoncelli vivi che possono essere trattati.