Terremoti: agire subito per l’adeguamento sismico di tutti gli edifici scolastici accertati vulnerabili nelle zone a rischio elevato

Il Governo nazionale ha il dovere di agire subito per finanziare l’adeguamento sismico di tutte le scuole già accertate vulnerabili nei comuni dei territori a elevata pericolosità sismica del Bel Paese

di Mario Pileggi, geologo, membro del Consiglio Nazionale “Amici della Terra” – Con l’inizio del nuovo anno scolastico e le aule piene di studenti si ripropone la necessità della messa in sicurezza degli edifici scolastici e della responsabilità dei Sindaci che non chiudono edifici non antisismici. Responsabilità emerse con la sentenza n.190 di Gennaio 2018 della Sezione Penale della Corte di Cassazione che stabilisce <<i Sindaci non devono opporsi al sequestro delle scuole che, anche nelle zone a “basso rischio sismico”, sono a ipotetico rischio crollo seppure per un “minimo scostamento dai parametri di edificazioni emanati nel 2008>>. Pertanto, rispondono di omissione di atti di ufficio i Sindaci che non chiudono un edificio scolastico senza i requisiti tecnici antisismici anche se l’immobile è situato in una zona a bassa pericolosità sismica.

Necessità e responsabilità che non possono essere sottovalutate o ignorate nei territori dell’Italia centro-meridionale con la presenza di migliaia di scuole già verificate e considerate vulnerabili ai terremoti con elevata pericolosità sismica.

D’altra parte il Ministro Bussetti, per l’apertura del nuovo anno scolastico ha dichiarato: ”i nostri figli devono poter frequentare scuole sicure. È un loro diritto”.

Diritto che può e deve essere garantito concretamente dall’attuale Governo individuando le risorse per l’adeguamento sismico e messa in sicurezza delle migliaia di scuole già verificate e classificate vulnerabili nei comuni ad elevata pericolosità sismica dell’Italia centro-meridionale.  Messa in sicurezza che non può continuare ad essere rinviata come, ad esempio, si è fatto con lo spostamento al prossimo dicembre delle verifiche degli edifici nelle aree ad elevata pericolosità sismica; e non può continuare ad essere ignorata con cavilli e “procedure farraginose che impediscono di far arrivare in fretta le risorse agli Enti locali proprietari degli edifici scolasti come affermato dallo stesso Ministro Bussetti.

In proposito, è significativa la “viva preoccupazione” manifestata nei giorni scorsi dai Presidenti delle regioni Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo  al ministro Bussetti per la “non adeguata considerazione del problema della sicurezza sismica degli edifici scolastici” che emerge dalla bozza di accordo quadro in materia di edilizia scolastica, elaborata in sede di tavolo tecnico ristretto presso il Miur.  La bozza è l’ultimo esempio di cavilli e procedure tendenti ad evitare di agire per l’adeguamento degli edifici scolastici dichiarati vulnerabili dopo le approfondite verifiche tecniche documentate già nel 2005  con le “Analisi di Vulnerabilità e Rischio Sismico” effettuate nelle scuole dei 1.510 comuni delle regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia (provincia di Foggia) e Sicilia orientale (province di Catania, Ragusa, Siracusa e 67 comuni della fascia orientale della provincia di Messina).

L’inidoneità sismica dei vari edifici scolastici delle regioni sopra indicate, è documentata ad incominciare dal 1999 nella “Graduatoria della Vulnerabilità” del noto e dettagliato “Rapporto Barberi” e nelle successive analisi e approfondimenti pubblicati nel 2005 in due volumi denominati “Inventario e vulnerabilità degli edifici pubblici e strategici dell’Italia centro-meridionale” e “Analisi di vulnerabilità e rischio sismico” dell’Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia e Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti.
In questi documenti si rileva che il 74% degli edifici scolastici della regione Calabria è stato classificato a vulnerabilità alta e medio-alta, che 1.221 scuole sono state incluse nella classe ad alta vulnerabilità e altre 1.736 scuole sono state incluse nella classe a medio-alta vulnerabilità.

Documenti tecnici e scientifici da riportare alla luce e che stimolano domande come: in quali di queste scuole sono stati realizzati i necessari lavori di adeguamento sismico? E quante scuole classificate vulnerabili continuano ad essere riempite da alunni e docenti senza essere state messe in sicurezza sismica?

Le risposte a queste domande tardano ad arrivare sia da parte degli Uffici scolastici regionali e Ministero della Pubblica istruzione sia da parte dei comuni e delle province proprietari degli stessi Edifici scolastici. Così come si tarda a spiegare perché i Governi nazionali non hanno finanziato e disposto la immediata messa in sicurezza sismica tutti gli edifici scolastici già accertati non idonei e vulnerabili nei documenti tecnico-scientifici sopra citati.

Solo di recente un primo importante passo finalizzato alla messa in sicurezza e adeguamento sismico dei primi 141 edifici scolastici della Calabria per un importo complessivo di € 218.320.609,63 è stato fatto dalla Regione attraverso un “Bando adeguamento sismico di edifici scolastici”.  I dati pubblicati sul sito web della stessa Regione, tra l’altro, riportano la graduatoria di merito degli Enti Pubblici (Comuni, Province e Città Metropolitana) che hanno partecipato al Bando.  Dalla stessa emerge che sono stati ammessi 141 interventi ed esclusi 186 interventi per un importo di euro 179.119.377,65. Tra i 141 interventi ammessi nella graduatoria di merito, trovano immediata copertura finanziaria 91 interventi per un importo complessivo di circa € 117.000.000. I restanti 50 interventi ammessi in graduatoria, aventi un importo complessivo di circa € 100.000.000, trovano copertura finanziaria con parte delle risorse pari a circa € 119.000.000 assegnate dalla Legge 11 dicembre 2016, n. 232.

Per gli interventi esclusi è stato predisposto un successivo “Avviso pubblico finalizzato alla redazione del Piano Triennale 2018-2020 di interventi in materia di edilizia scolastica” per il quale la Regione ha programmato risorse finanziarie: con le restanti risorse stanziate dalla Legge n. 232/2016 circa € 19.000.000, con le risorse della Legge Finanziaria 2018 circa € 105.000.000, con le risorse rinvenienti dalla Legge 27 dicembre 2002, n. 289  circa € 25.000.000 e con le risorse PON 2014/2020 circa € 53.000.000, per un importo complessivo di circa € 202.000.000.

Nello stesso sito web, oltre ai dati sull’importante primo passo, è evidenziata la inadeguata attenzione, da parte di Comuni, Province e Enti proprietari degli Edifici Scolastici nella predisposizione dei progetti di adeguamento sismico degli edifici scolastici con l’invito della stessa Regione ad evitare le  “inesattezze più volte riscontrate nella documentazione presentata dagli stessi Enti”.

L’irresponsabile inerzia dei vari Enti preposti emerge dai più recenti numeri delle scuole non antisismiche nella Regione Calabria: 879 nella Provincia di Cosenza; 514 nella Provincia di Reggio Calabria; 466 nella Provincia di Catanzaro; 263 nella Provincia di Vibo Valentia e 219 nella Provincia di Crotone. E nell’intero Bel Paese di scuole non sismo-resistenti e ricadenti in aree ad alto rischio sismico ne sono state censite 2.700. D’altra parte, sono circa 8 mila le scuole progettate e costruite più di 50 anni fa senza i criteri di sicurezza sismica introdotti dalle vigenti Norme tecniche.

Questi numeri sulle condizioni degli edifici scolastici evidenziano la rilevanza di risorse e attività richieste per mettere a norma e in sicurezza tutti gli edifici non adeguati ai vigenti standard sismici.

È evidente che per la concreta e veloce messa in sicurezza di tutte le scuole non basta il solo primo passo fatto da alcune Regioni come la Calabria; c’è la necessità di coordinare e accelerare anche i “passi” degli altri Enti locali e nazionali competenti ma ancora quasi fermi. In particolare il Governo nazionale ha il dovere di agire subito per finanziare l’adeguamento sismico di tutte le scuole già accertate vulnerabili nei comuni dei territori a elevata pericolosità sismica del Bel Paese.

Un dovere che è da irresponsabili continuare ad ignorare anche perché la gran parte delle aule che nei prossimi giorni saranno riempite da alunni e personale Ata e docente, fanno parte di edifici già sottoposti a verifiche tecniche di vulnerabilità sismica e considerati non idonei a resistere a scosse come quelle che nei secoli scorsi hanno colpito gli stessi territori dei comuni interessati.

E’ vero che non è possibile prevedere dove e quando avverrà il prossimo terremoto ma è da irresponsabili pensare che non ci saranno più terremoti come i tanti che nei secoli scorsi hanno già colpito tutti i comuni dell’Italia centro-meridionale. D’altra parte, nelle stesse scuole non mancano i libri con dati e testimonianze che documentano le distruzioni e i morti provocati in tutti i comuni calabresi da terremoti come quelli del 1638, del 1783, del 1905 e del 1908. Come non mancano le disponibilità informatiche per accedere ai dati dei più recenti studi e pubblicazioni scientifiche sull’assetto geodinamico e sui vari processi di evoluzione geologica in atto nel territorio calabrese.

In proposito è da evidenziare che il ministro Bussetti ha annunciato che a breve sarà effettuata la mappatura satellitare degli edifici scolastici da parte dell’Agenzia Spaziale italiana e del CNR in collaborazione con il MIUR; e che attraverso il sistema Cosmo-Skimed, sarà possibile misurare spostamenti al decimo di millimetro di circa 40 mila scuole.

Dati utili per il recupero della memoria storica, la comprensione dei rischi ai quali si è esposti e l’agire per prevenire.

La storia e specificità dell’attività sismica del Bel Paese, l’accertata vulnerabilità di gran parte del patrimonio edilizio scolastico e il diffuso e grave degrado idrogeologico del territorio rendono necessario e urgente un Piano organico per la messa in sicurezza con interventi di consolidamento e attività continue sia di informazione sulla realtà dei rischi sia di esercitazione di Protezione civile in ogni contesto, dalle scuole ai luoghi di lavoro, dai singoli quartieri agli interi comuni, per attrezzare i singoli cittadini e le comunità ad affrontare in sicurezza l’emergenza terremoto. Si può e si deve agire concretamente e con urgenza per non farsi cogliere impreparati, per prevenire perdite di vite umane e ridurre al minimo gli effetti degli inevitabili eventi sismici.