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Astronomia: trovate le tracce della collisione tra la Via Lattea e la galassia gigante Gaia-Encelado

Galassie come la Via Lattea sarebbero infatti il frutto di collisioni con altre oggetti celesti: gli impatti hanno influito poi su forma e dimensioni

Arco Via Lattea

Un team dell’Università di Groninga, guidato dall’astronoma Amina Helmi ha trovata le tracce della collisione verificatasi 10 miliardi di anni fa tra la Via Lattea e la galassia gigante Gaia-Encelado: le stelle di quest’ultima – spiegano gli esperti su Nature – brillano ancora nell’alone della nostra galassia.

Galassie come la Via Lattea sarebbero infatti il frutto di collisioni con altre oggetti celesti: gli impatti hanno influito poi su forma e dimensioni.
I ricercatori hanno effettuato la scoperta dopo avere setacciato l’interno della Via Lattea, studiando composizione chimica, posizione e traiettoria delle stelle nell’alone galattico: hanno analizzato i dati della missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea, scoprendo che l’impronta di molte stelle dell’alone è diversa dalle quelle native della Via Lattea.
Non ci aspettavamo che la maggior parte delle stelle dell’alone della Via Lattea avesse un’origine legata alla collisione con Gaia-Encelado. Queste stelle sono i detriti della collisione avvenuta miliardi di anni fa,” ha spiegato l’autrice dello studio.

Gaia Encelado – riporta Global Science – è il nome della grande galassia del passato che ha lasciato l’impronta sulla Via Lattea. Si ritiene che avesse le dimensioni di una delle nubi di Magellano, circa dieci volte inferiore alla dimensione attuale della Via Lattea. ‎ 10 miliardi di anni fa, tuttavia, anche la Via Lattea era molto più piccola, e perciò la Via Lattea sostenne uno scontro molto duro, inglobando, oltre alla collezione di stelle eterogenee, anche 13 ammassi globulari scoperti dal team di studiosi.

Gaia è una cornerstone mission dell’ESA. Del trattamento dei dati si fa carico la comunità astronomica europea attraverso il Data Processing and Analysis Consortium (DPAC). L’Italia (ASI + INAF) partecipa al DPAC per una frazione molto importante.

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