Salute, arriva anche in Italia la tassa sullo zucchero? Gli esperti: “Gioverà alla salute dei cittadini e porterà nelle casse dello Stato 470 milioni di euro”

Ecco tutti i motivi della Sugar Tax, la tassa sullo zucchero, e il testo integrale della lettera inviata al Ministro Grillo dalle associazioni scientifiche

zucchero bianco e zucchero di canna

Nei giorni scorsi “Il Fatto Alimentare” ha avviato una raccolta firme tra medici, nutrizionisti, dietisti e operatori del settore per chiedere al Ministro della salute Giulia Grillo di introdurre la Sugar Tax, ovvero una tassa del 20% sulle bevande zuccherate, alla quale il Movimento 5 Stelle si era già detto interessato da mesi. Il provvedimento, sostenuto dall’Organizzazione mondiale della Sanità, ha come obiettivo quello di limitare il consumo di zucchero e dare un duro colpo al dilagare dell’obesità, soprattutto infantile, che in Italia ha raggiunto livelli preoccupanti. L’appello è stato sottoscritto da sei società scientifiche: Società Italiana Diabetologia (SID), Associazione nazionale dietisti (ANDID), Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), European Childhood Obesity Group (ECOG), Slow Medicine, Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e da decine di medici, nutrizionisti, dietisti e professionisti.

Ecco il testo integrale della lettera inviata al Ministro con la quale si fa appello affinché la Sugar Tax venga introdotta al più presto:

In Italia l’elevata percentuale di bambini, adolescenti e adulti obesi o in sovrappeso rappresenta un problema serio per la salute dei cittadini e per il servizio sanitario che deve gestire i problemi correlati. La questione non riguarda solo il nostro Paese. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ormai considerano l’obesità una forma di “epidemia globale”.

I fattori di rischio: dieta squilibrata e bevande zuccherate

bevande zuccherateSecondo le ultime stime del sistema fornite dal servizio di sorveglianza nazionale OKKIO alla salute, riferite al 2016, tre bambini di età scolare su dieci sono in condizioni di sovrappeso o obesità (il 21,3% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso e il 9,3% è obeso). Il dato è confermato anche da un documento pubblicato nel giugno 2018 dal Joint Research Centre della Commissione europea[1], secondo il quale soffre di sovrappeso o obesità tra il 31 e il 35% dei bambini italiani di 11 anni. I valori rispetto al 2008 registrano un calo di circa il 3%, ma questa tendenza non basta per lanciare un messaggio rassicurante, visto che il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità[2] sulla sorveglianza dell’obesità infantile in Europa, ricorda che il nostro paese rimane uno di quelli con un tasso più alto di bambini obesi o in sovrappeso, superato in questo senso solo da Grecia e Spagna.

Considerato che ben il 60% dei bambini in sovrappeso o obesi prima della pubertà lo saranno anche in età adulta – anche questo dato è dell’Oms[3] – la situazione non è rosea. Per quanto riguarda gli adulti viene considerato in sovrappeso il 35,3% della popolazione adulta, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%). In altre parole poco meno di un italiano adulto su due (il 45,1%) presenta una situazione di eccesso ponderale (rapporto Osservasalute[4] 2016, riferito al 2015). Va tenuto presente che i valori tendono ad aumentare con il crescere dell’età, con le conseguenze per la salute che l’eccesso ponderale in età più avanzata può comportare.

Un quadro altrettanto preoccupante è quello relativo al diabete, che si stima colpisca oggi circa 4 milioni di italiani (indagine “Il diabete in Italia”[5], Società italiana di diabetologia, 2018). Secondo i dati di Osservasalute 2016 “risulta affetto da diabete il 5,3% della popolazione, di cui oltre il 90% è colpito da diabete di tipo 2”. Secondo uno studio[6] relativo all’andamento della prevalenza del diabete nel nostro paese, questa è nettamente aumentata nel periodo esaminato (dal 1980 al 2013), con un raddoppio dei casi destinati a crescere sia per l’invecchiamento della popolazione sia per l’aumento di sovrappeso e obesità. L’assunzione regolare di bevande e di cibi con un’elevata presenza di zuccheri aggiunti aumenta il rischio di sovrappeso, obesità, diabete di tipo 2, carie e altre malattie cardiache. Una dieta squilibrata seguita sin dalla prima infanzia e nell’adolescenza è uno dei motivi del vistoso incremento di persone obese e in sovrappeso.

Nel biennio 2005/06 il consumo giornaliero di zucchero era di 82,5 g pro capite per gli adulti e di 96,8 g per i bambini (dato INRAN che comprende sia zuccheri naturalmente presenti negli alimenti che quelli aggiunti ai prodotti). Di questi, circa il 35-40% era fornito da dolci e altri alimenti confezionati, mentre le bibite zuccherate coprivano una quota del 10% nella dieta degli adulti e addirittura del 20% tra i bambini. Secondo i dati più attuali dell’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Istituto superiore di sanità (2008-2012), gli zuccheri semplici ammontano a circa 100 g al giorno pari al 20,7% delle calorie assunte. Si tratta del doppio rispetto a quanto consigliato dall’Oms, che raccomanda di non superare una quota di zuccheri aggiunti pari al 10% delle calorie quotidiane. Il consumo di bevande zuccherate in Italia è stimato intorno a 50 litri pro capite anno, questo comporta un apporto di circa 49 kcal al giorno pari a circa 12 grammi.

In tutto il mondo, molti governi hanno adottato misure per ridurre il consumo di bevande zuccherate. La lista comprende: Gran Bretagna, Francia, Irlanda, Belgio, Portogallo, Finlandia, Ungheria, Messico, Cile e città come Filadelfia e Berkeley negli Stati Uniti d’America. L’introduzione di una tassa progressiva sullo zucchero aggiunto alle bibite e ad alcuni prodotti alimentari, è una forma efficace per incentivare le aziende a modificare le ricette e per creare un fondo destinato a realizzare programmi di prevenzione alimentare. L’esperienza di questi paesi sta avendo un buon esito: in Messico, ma anche in Finlandia, Gran Bretagna e anche nelle città di Berkeley e in Francia è diminuito il consumo delle bevande zuccherate.

L’Organizzazione mondiale della sanità nel recente rapporto “Politiche fiscali per la dieta e la prevenzione sulle malattie non trasmissibili (NCD)” invita i governi a introdurre un’imposta sulle bevande zuccherate. Secondo l’organizzazione è dimostrato che un prelievo del 20% riduce il consumo di circa il 20%, contribuendo così a diminuire lo sviluppo dell’obesità e del diabete. La Commissione dell’Oms “Ending childhood obesity” (Echo) propone anche una restrizione della pubblicità rivolta ai bambini, permettendo solo gli spot di prodotti con un profilo nutrizionale equilibrato. Dovrebbero al contempo essere vietate le campagne pubblicitarie di prodotti alimentari con un contenuto di grassi, grassi saturi, sale e/o zucchero, quelle che usano personaggi dei cartoni animati o che abbinano giocattoli al cibo. L’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms ha presentato un modello di profilo nutrizionale[7] adeguato nel 2015, che definisce per quali alimenti specifici o ricette le pubblicità rivolte ai bambini dovrebbero essere vietati.

Il governo può adottare misure efficaci. L’eventuale introduzione di una tassa sulle bevande zuccherate e l’adozione di adeguate restrizione per la pubblicità di prodotti alimentari destinati ai bambini, sono strumenti necessari per ridurre l’obesità e il sovrappeso nella dieta degli italiani. Al contrario di quanto ipotizzano alcuni, l’educazione alimentare da sola non è una misura efficace contro l’obesità e la malnutrizione come dimostrano le esperienze degli ultimi decenni. Non è una novità sostenere che i successi ormai misurabili nella prevenzione del tabacco sono stati raggiunti, non solo con il divieto della pubblicità, ma anche con linee guida e interventi legislativi vincolanti. Per questo motivo sia l’Oms sia molte società mediche e scientifiche raccomandano provvedimenti che vadano oltre la prevenzione comportamentale, convinti che non siano sufficienti gli impegni volontari dell’industria alimentare.

L’appello che rivolgiamo al Ministro della salute è di promuovere una legge per tassare del 20% le bevande zuccherate con valori progressivi come prevede la norma inglese Soft Drinks Industry Levy (la tassa è di 18 pence/litro (0,20 €) per bibite con un contenuto variabile da 5 a 8 grammi di zuccheri per 100 ml, mentre se il contenuto supera gli 8 grammi per 100 ml l’importo sale a 24 pence/l (0,27 €)), e porre precise restrizioni alla pubblicità di prodotti destinati ai bambini con un profilo nutrizionale sbilanciato. Se consideriamo la probabile riduzione dello zucchero nelle bevande prima dell’entrata in vigore del provvedimento come è successo in Gran Bretagna, in Italia è ragionevole ipotizzare un introito derivante dalla sugar tax di circa 240 milioni euro l’anno.

zuccheriQuesta somma dovrebbe essere utilizzata per avviare seri programmi di educazione alimentare e promuovere modelli più salutari, ad esempio sotto forma di riduzioni delle tasse per alimenti bilanciati ispirandosi al modello inglese “Soft drinks industry levy”. C’è spazio anche per campagne pubblicitarie in tv e nelle scuole, per sconti alle famiglie con problemi economici sul prezzo dei pasti distribuiti a scuola, per programmi di avvio allo sport nelle scuole”.