Malattie urologiche, esperto: “Disinformazione e allungamento della vita media un mix pericoloso”

"Disinformazione e allungamento della vita media un mix pericoloso per diffusione e incidenza delle patologie prostatiche e più in generale urologiche"

Da una recente indagine condotta dall’Associazione Europea di Urologia in occasione dell’Urology Week che si svolge ogni anno a settembre, che ha coinvolto 2.500 uomini di 5 nazioni differenti (Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito) è emerso che il 27% dei maschi è dubbioso o ignaro dell’esistenza del tumore alla prostata, patologia che invece colpisce 450 mila uomini nel mondo ogni anno, circa 36 mila in Italia, con oltre 7 mila decessi, mentre paradossalmente è più informato su quello del seno (31%). Il 43% degli uomini non si recherebbe dal medico in caso di sangue nelle urine; il 23% aspetterebbe più di un mese prima di chiedere una consulenza per una frequente voglia di urinare; il 28% andrebbe dal medico solo dopo oltre una settimana dalla comparsa di bruciore o dolore alla minzione contro solo il 17% in grado di associare un dolore nella parte inferiore dell’addome a un possibile problema serio. Senza contare la problematica della disfunzione erettile, che in Europa riguarda circa la metà dei maschi dopo i 50 anni, ma di cui il 75% ignora le implicazioni sulla salute e qualità della vita e di coppia o la diffusione fra i connazionali.
Il 40% dei maschi non sa chi sia, quale ruolo abbia o quando consultare l’urologo, contro il 10% che non ne ha mai sentito parlare, mentre il 13% ritiene che curi l’apparato scheletrico, il sistema nervoso o quello circolatorio.

Per promuovere una maggiore e migliore consapevolezza del maschio riguardo la propria salute intima, per il terzo anno, è ripartita in Italia, con il contributo non condizionante di Menarini, la campagna #Controllati.
Dal 17 ottobre al 30 novembre, tremila farmacie distribuiranno materiali informativi e daranno visibilità al sito www.controllati.it.

Disinformazione e allungamento della vita media rappresentano un mix pericoloso per l’incremento nella diffusione e incidenza delle patologie prostatiche e più in generale urologiche, già stimate in crescita a partire dai prossimi anni,” dichiara Vincenzo Mirone, responsabile della comunicazione Siu e ordinario di urologia all’Università Federico II di Napoli. La scarsa informazione si questi temi “è allarmante in tutta Europa, tanto che i maschi escono male dall’indagine. Meno informati delle donne su problematiche che invece li riguardano in prima persona e sulle quali tendono addirittura a chiudere un occhio, sottovalutano il ruolo salutare della prevenzione e diagnosi precoce. Vincere la sfida della disinformazione deve essere un impegno prioritario dell’urologia, chiamata a far comprendere al maschio l’importanza di non trascurare anche sintomi iniziali, cercando invece il supporto di un professionista fin dal minimo sospetto di qualche cosa di insolito“.

L’indagine attesta che gli uomini europei non solo hanno scarsissima conoscenza sull’apparto urogenitale e le patologie che lo possono colpire, ma ignorano perfino che l’urologo è lo specialista da consultare. Si ‘salvano’ un po’ di più i maschi italiani che nel 66% dei casi sanno dove recarsi in presenza di problematiche della sfera intima e sessuale. In generale dunque i maschi europei non sanno o non vogliono ascoltare i disturbi che provengono dalla sfera urogenitale, mettendosi a rischio di sviluppare malattie e/o condizioni cliniche, invece controllabili o diagnosticabili in fase iniziale,” aggiunge Giuseppe Morgia, responsabile scientifico della Siu e direttore del Dipartimento di Urologia del Policlinico di Catania.

Avere coscienza dei sintomi di un problema urologico è il fattore chiave per la diagnosi precoce; ad esempio, un sensibile numero di morti nei tumori maschili si verificano proprio perché la maggior parte degli uomini non affronta precocemente o con la giusta attenzione le proprie condizioni di salute o il problema in atto, fino a ritardare il contato con il medico di famiglia o lo specialista,” aggiunge il Walter Artibani, segretario generale della Siu e direttore del Dipartimento di Urologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.