Terremoti: c’è un legame tra le scosse di Roma e lo sciame di Siena? L’esperto spiega quali sono i rischi concreti

Abbiamo cercato di capire, con il professor Antonio Moretti, se ci siano connessioni tra le diverse scosse di terremoto verificatesi nel centro Italia

Continuano gli episodi di sciame sismico lungo la penisola italiana. Dopo le scosse di due giorni fa nel Lazio, nella zona compresa tra Roma e Rieti, questa mattina un altro sciame si è verificato nel senese. Undici scosse di terremoto (la più forte di magnitudo 2.4, tutte ipocentro tra 7 e 10 km) sono state registrate dalla Sala Sismica INGV-Roma, dalle 06:01 alle 06:57, a Castiglione d’Orcia, in provincia di Siena. Lo sciame sismico,seppur di lieve entità, è stato avvertito dalla popolazione, che per paura è scesa in strada.

Abbiamo cercato di capire, con il professor Antonio Moretti, docente dell’Università degli Studi dell’Aquila, se ci siano connessioni tra i diversi episodi. “Queste ultime scosse sono nella medesima posizione delle altre – ha spiegato l’esperto –, ovvero sul lato tirrenico dell’Appennino, ai margini della provincia. Storicamente la zona di Siena fu interessata da alcuni terremoti, tra cui uno degno di nota che l’ha distrutta nel 2017 a.C., e che ebbe una magnitudo di decimo grado della scala Mercalli. Ma da allora non si è verificato più nulla di significativo, o almeno per quanto ne sappiamo, solo piccoli terremoti dei quali non sappiamo molto: essendo statisticamente pochi non sono stati indagati a fondo. Come è noto, e come è possibile vedere sul sito INGV, la microsimicità di quell’area è bassa, e inoltre abbiamo dati attendibili solo in epoca recente”.

Ma quali sono le cause di questo sciame sismico, da dove arriva l’energia che li causa e quali possono essere i futuri risvolti? “Sappiamo bene da dove prendano energia i terremoti dell’Appennino: hanno una buona componente gravitativa, e l’energia si carica nelle rocce – chiarisce Moretti -. Per le vallate invece è diverso: è energia che scende verso il basso e risulta come una sorta di accumulo “franoso”. In Emilia Romagna, invece, l’energia è di tipo elastico, per via delle rocce che “premono” dal versante tirrenico: la regione si è alzata di 60 cm e questo richiede energia, dalla quale conseguono scosse di terremoto. Quel che è certo è che si sono verificate delle variazioni nel potenziale gravitazionale dei terremoti nell’Appenino. Per le zone interne, però, non ci sono grandi movimenti verticali, è tutto piatto, dunque è difficile comprendere quale sia la sorgente dell’energia che ha portato allo sciame sismico delle scorse ore“.

Antonio Moretti si addentra poi nell’analisi, illustrando quali possono essere le sorgenti di energia che causano episodi sismici in quell’area: “E’ noto che ci sono vulcani in parte attivi, in parte diventati laghi. I Colli Albani sono attivi e ciò significa che presentano tensioni che possono scaricare sotto forma di attività sismica. Ma la parte interna è ancora da analizzare: dobbiamo comprendere da dove arrivi l’energia per poter fare ipotesi previsionali. Siena non è considerata a rischio sismico, ma è storicamente stata distrutta da grossi terremoti“. Dunque nulla di certo: ipotesi e la ferma necessità, da parte degli studiosi, di analizzare a fondo quella zona per poter comprendere da dove arrivi l’energia che causa gli sciami sismici, e soprattutto per poter comprendere le sue potenzialità e dunque poter azzardare delle previsioni attendibili.