Vaccini, piano del ministero: anti-morbillo e rosolia a 800 mila giovani

"Il vaccino che verrà utilizzato in prima battuta è l'unico disponibile, quello contro morbillo-rosolia-parotite"

A cura di AdnKronos
morbillo

Vaccinare 800 mila adolescenti e giovani adulti contro morbillo e rosolia, di cui almeno mezzo milione già nel 2019. Questa volta senza alcuna forma di obbligo, ma attraverso un sistema di incentivi da concordare con le istituzioni scolastiche e sportive. E’ il piano a cui sta lavorando il ministero della Salute, come spiega all’AdnKronos Salute Vittorio Demicheli, coordinatore del tavolo indipendente sui vaccini voluto dal ministro della Salute, Giulia Grillo. A livello di tempistica, sottolinea, “ci siamo dati l’obiettivo di portare il provvedimento in approvazione alla Conferenza Stato-Regioni a fine gennaio, sperando di giungere in quella sede avendo già avuto un dialogo condiviso di assunzione di responsabilità con le altre istituzioni coinvolte“.
Secondo Demicheli, “nella migliore delle ipotesi possiamo puntare a vaccinare nel 2019 almeno il 60% di questa popolazione suscettibile al morbillo, composta da 20-30enni che non si sono vaccinati da piccoli o non hanno avuto la malattia, per uscire rapidamente dallo stato di endemia in cui versa in nostro Paese. Il vaccino che verrà utilizzato in prima battuta è l’unico disponibile, quello contro morbillo-rosolia-parotite. Vogliamo offrire la vaccinazione attraverso tutti i possibili mezzi, perché ovviamente vaccinare adolescenti e giovani adulti richiede strategie un po’ particolari“.
Lo strumento su cui si è concentrata l’immunizzazione per i più piccoli, quello dell’obbligatorietà con la minaccia dell’allontanamento scolastico – precisa l’esperto – in queste fasce non è efficace“.
L’idea – prosegue Demicheli – è fare tutto il possibile per raggiungere questa popolazione, dando vita a un piano che contenga una lista di impegni di tutti coloro che possono concorrere: le università potrebbero offrire il vaccino quando ci si iscrive, idem i luoghi dove si conseguono o si rinnovano le patenti di guida. Con una qualche forma di incentivo, che stiamo valutando“.
Occorre rendere tutte le istituzioni partecipi di questo obiettivo – insiste l’esperto – perché dare tutta la colpa ai ‘no vax’ suona come un assolversi dalle responsabilità che invece hanno le istituzioni“. Incentivi al posto dell’obbligo, dunque, “perché mi piacerebbe che ci fosse un’immagine buona e positiva della salute e non mi scandalizza che lo Stato dica ‘bravo, ti sei vaccinato’“.
Io sono certo – conclude – che dobbiamo innanzitutto cercare di vaccinare il mondo della scuola, perché se i bambini si immunizzano e poi trovano in classe una maestra di 25 anni suscettibile al morbillo tutto si vanifica. Chiederemo alle istituzioni scolastiche di esplorare strumenti per raggiungere questo obiettivo. Chi dirige quel mondo studi gli strumenti che ha a disposizione per arrivare al nostro traguardo“.