Cambiamenti climatici, Ricciardi (ISS): “Due generazioni, ovvero 20 anni, per salvare il pianeta”

"Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l'anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro"

disastri naturali pianeta terra

Due generazioni, ovvero 20 anni, per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell’uomo e dei territori“: “E’ questo il tempo che ci rimane per mettere in atto misure concrete. Fra 20 anni potrebbe già essere troppo tardi. Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l’anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro se non si agisce subito“: a lanciare l’allarme Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità, presentando alla stampa il primo Simposio internazionale Health and Climate Change che si apre oggi a Roma e continuerà fino al 5 dicembre, con l’obiettivo di realizzare la prima Carta internazionale su clima e salute. “Le nostre sono previsioni collegate a una serie di fenomeni in atto – ha spiegato Ricciardi – A partire dal riscaldamento globale, che porta a un aumento della temperatura con tutte le conseguenze che ne derivano. Si pensi che dei 16 anni più caldi mai avuti dal 1880, quando si è cominciato a misurare la temperatura, 15 si sono concentrati dal 2000 in poi. Ovvero si è avuta un’accelerazione che, di fatto, sta già portando migliaia di persone a morire“. In primo luogo per “le ondate di calore che colpiscono l’apparato cardiocircolatorio delle persone fragili. Per esempio, l’ondata di calore che abbiamo avuto nel 2003 provocò da sola 70 mila morti. Poi ci sono le conseguenze indirette: il caldo influisce sul ritorno delle zanzare. Ciò significa la possibilità di contrarre, anche in Italia, malattie che prima si contraevano solo nei Paesi tropicali, come la Chikungunya o anche, teoricamente, la Dengue o la malaria“.
L’alternanza tra siccità e inondazioni, per esempio. Un problema che in California nel 2016 ha determinato carenze di alcuni prodotti agroalimentari. Se questo dovesse diventare un fenomeno stabile ci sarebbero grossi problemi di approvvigionamento“.