Clima Cop24, il ricercatore Bergamaschi: “I progressi sono insufficienti”

Clima Cop24, il ricercatore Bergamaschi: “I progressi sono insufficienti”

I circa 200 Paesi tornano a casa dalla Cop24sapendo che i progressi di Katowice non sono sufficienti per stabilizzare il cambiamento climatico a un livello di sicurezza adeguato. C’è ancora molta strada da fare, soprattutto da parte della politica che stenta a dare all’azione per il Climaquella priorità necessaria per preparare la società ad affrontare la sfida in modo adeguato prima che sia troppo tardi”.

Lo afferma Luca Bergamaschi, ricercatore associato del Programma Energia, Clima e risorse dell’Istituto Affari internazionali (Iai) rilevando che “per l’Italia significa innanzitutto mettere in campo misure concrete per l’uscita dal carbone entro il 2025, data confermata dal ministro Costa nel suo intervento a Katowice, e iniziare a pianificare l’uscita dal gas e dal petrolio per raggiungere zero emissioni nette entro le prossime tre decadi”.

Bergamaschi osserva che “la rivoluzione industriale del ventunesimo secolo non può più attendere a patto che sia organizzata in modo giusto e di concerto con cittadini e parti sociali e industriali. A questa rivoluzione deve essere affiancato un grande piano di resilienza per mettere in sicurezza il territorio e le infrastrutture dagli impatti sempre piu’ violenti e frequenti di eventi estremi”.

Nel ricordare che “i paesi sono arrivati alla Cop24 dopo un anno di forti tensioni geopolitiche, dal commercio alla gestione delle migrazioni, che hanno messo in questione la tenuta dell’ordine multilaterale globale” il ricercatore spiega che alla fine di due settimane hanno trovato un accordo in cui “l’Europa ha giocato un ruolo chiave nello sbloccare i negoziati attraverso una cooperazione stretta con i paesi più vulnerabili e altri paesi sviluppati come Canada, Norvegia e Nuova Zelanda. La Cina e l’India hanno tenuto un profilo più basso ma il passo importante da parte loro è il riconoscimento dell’universalità delle regole.

Il Brasile si è dimostrato difficile alla fine dei negoziati, causando il rinvio di una decisione importante su come operano i mercati delle emissioni all’anno prossimo. Sarà importante evitare il conteggio doppio nel momento dello scambio delle quote di emissioni. Come di consueto i paesi produttori di combustibili fossili, come Arabia Saudita e Russia, hanno cercato di rallentare il piu’ possibile la ricerca di un compromesso e giocato al ribasso. Se da un lato gli Stati Uniti hanno cercato di essere costruttivi nella ricerca di regole uguali per tutti, dall’altro non si sono di fatto distinti dall’Arabia Saudita dimostrando di tenere di piu’ a proteggere il mercato e gli interessi dei combustibili fossili rispetto alla sicurezza e prosperita’ dei suoi cittadini”.

Il “manuale delle regole – aggiunge Bergamaschi – non sostituisce la necessità di accelerare nella pratica la decarbonizzazione dell’economia e di fissare obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni più stringenti di quelli attuali. In questo senso manca nel testo un messaggio forte e chiaro di aumento degli impegni nazionali entro il 2020, data in cui i paesi dovranno comunicare i nuovi impegni, nonostante vengano riconosciuti gli impatti crescenti degli eventi estremi e il lavoro del rapporto Ipcc della comunità scientifica sui rischi del riscaldamento globale di 1,5 gradi”.

Nel ricordare che “i paesi sono arrivati alla Cop24 dopo un anno di forti tensioni geopolitiche, dal commercio alla gestione delle migrazioni, che hanno messo in questione la tenuta dell’ordine multilaterale globale” il ricercatore spiega che alla fine di due settimane hanno trovato un accordo in cui “l‘Europa ha giocato un ruolo chiave nello sbloccare i negoziati attraverso una cooperazione stretta con i paesi più vulnerabili e altri paesi sviluppati come Canada, Norvegia e Nuova Zelanda.

La Cina e l’India hanno tenuto un profilo più basso ma il passo importante da parte loro e’ il riconoscimento dell’universalità delle regole. Il Brasile si e’ dimostrato difficile alla fine dei negoziati, causando il rinvio di una decisione importante su come operano i mercati delle emissioni all’anno prossimo.

Sarà importante – aggiunge Bergmaschi – evitare il conteggio doppio nel momento dello scambio delle quote di emissioni. Come di consueto i paesi produttori di combustibili fossili, come Arabia Saudita e Russia, hanno cercato di rallentare il piu’ possibile la ricerca di un compromesso e giocato al ribasso. Se da un lato gli Stati Uniti hanno cercato di essere costruttivi nella ricerca di regole uguali per tutti, dall’altro non si sono di fatto distinti dall’Arabia Saudita dimostrando di tenere di piu’ a proteggere il mercato e gli interessi dei combustibili fossili rispetto alla sicurezza e prosperita’ dei suoi cittadini” conclude il ricercatore dell’Iai.

Valuta questo articolo

No votes yet.
Please wait...