Cambia il congedo di maternità, “al lavoro fino al nono mese di...

Cambia il congedo di maternità, “al lavoro fino al nono mese di gravidanza”: ma è proprio così?

Ecco, nello specifico, cosa prevede la manovra in merito alla questione del congedo di maternità

Le polemiche non si sono lasciate attendere. Da quando sono state annunciate le modifiche al congedo di maternità le opinioni e le idee in merito si sono susseguite l’una all’altra causando confusione e incomprensioni e gettando nello sconforto molte donne convinte che, da ora in poi, saranno costrette a lavorare fino al nono mese di gravidanza. Ma non è così. Per dirla in termini molto spiccioli e in maniera lapidaria, la manovra dice che ‘chi vorrà potrà lavorare fino al nono mese’. Chi vorrà, dunque, non tutte le donne indistintamente o obbligatoriamente. E’ ovvio che ci saranno lavoratrici che preferiranno prendere il congedo prima del parto, e dunque per loro le cose restano come sono; ci sono poi altre donne che non possono materialmente lavorare fino al nono mese, magari a causa di lavori proibitivi, e dunque anche per queste le cose restano come sono attualmente; ma ce ne sono altre che possono e vogliono lavorare fino al giorno prima del parto, senza alcun problema se il tipo di lavoro che svolgono lo permette. E dunque perché non approfittarne? Non si tratta di un obbligo, ma di una opzione di scelta che potrebbe rivelarsi positiva e producente per molte donne italiane: il periodo di astensione di cinque mesi, infatti, potrà essere sfruttato per intero dopo il parto. Dunque, sostanzialmente le cose restano com’erano ma si adattano alle esigenze di tutte.

Entrando nello specifico vediamo cosa prevede la manovra. La questione del congedo di maternità fa parte di una sorta di pacchetto famiglia, che è tra i pochi interventi organici approvati insieme ad altre piccole norme durante l’esame in commissione Bilancio alla Camera. A cambiare, con la legge di bilancio del governo, sarà appunto il congedo per le future mamme: chi vorrà, ovviamente se c’è il via libera del medico che ha in cura la donna in gravidanza, potrà rimanere al lavoro fino al nono mese, spostando così l’intero periodo di astensione di cinque mesi a dopo il parto. Come già detto non ci sono obblighi, ma solo opzioni che vanno a limare le attuali norme secondo le quali non si può lavorare durante i 30 giorni che precedono la data presunta del parto.

Gli attacchi alla norma non ovviamente sono mancati, soprattutto da parte dei sindacati. Secondo la Cgil non verrebbe tutelata la salute e la libertà delle donne, e sarebbero a rischio soprattutto le lavoratrici precarie. Un rischio, però, che risulta relativo, visto che già allo stato attuale le lavoratrici precarie sono purtroppo svantaggiate da questo punto di vista e la discrezione del datore di lavoro, in alcuni casi, è ancora eccessiva. C’è tanto lavoro ancora da fare, dunque, ma la nuova norma prevista nella manovra non andrà a modificare nulla in negativo, anzi: tutto resta com’era, ma alle future mamme viene data una possibilità di scelta in più.

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