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Napoli, si scioglie il sangue di San Gennaro: si rinnova il “miracolo”e il ricordo dell’eruzione del Vesuvio

Grande partecipazione questa mattina a Napoli per il 3° e ultimo "miracolo" della liquefazione del sangue di San Gennaro

LaPresse/Alessandro Pone

Questa mattina a Napoli grande partecipazione per il 3° e ultimo “miracolo” della liquefazione del sangue di San Gennaro.
La ricorrenza segue la processione di maggio e del 19 settembre e tramanda il miracolo del 16 dicembre 1631, giorno di un’eruzione del Vesuvio in cui, secondo i fedeli, l’esposizione in processione del sangue e del busto del Santo protettore al Ponte dei Granili fermò il magma che minacciava di distruggere la città.
La cerimonia di dicembre si è tenuta nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, all’interno del Duomo.
La Cappella del tesoro oggi era completamente gremita e l’evento, annunciato dallo sventolio del fazzoletto bianco del deputato Riccardo Imperiali di Francavilla, nominato presidente della Fondazione di Comunità del Centro Storico, è stato salutato da un lungo e forte applauso da una folla di fedeli accompagnato dall’intonazione di un antico canto.

Vita, patronati e il miracolo della liquefazione del sangue

Si celebra il 19 settembre la festa di San Gennaro, Protettore e Patrono della città di Napoli. Gli storici sono concordi nell’affermare che Ianuarius fosse il vero nome di San Gennaro e che la sua famiglia, discendente da quella gentilizia romana (Gens Januaria), sacra al dio bifronte Janus (Giano), si fosse trasferita da Roma in Campania.

Gennaro, nato a Napoli nella seconda metà del III secolo, è eletto vescovo di Benevento. Viene decapitato per ordine di Diocleziano il 19 settembre del 305. Durante l’esecuzione una nobildonna di nome Eusebia riesce a raccogliere in due ampolle il sangue di san Gennaro, custodendolo con molta venerazione. Dopo l’editto di Costantino un vescovo di Napoli fa traslare solennemente le ossa di san Gennaro da Pozzuoli alle catacombe della sua città. Durante il tragitto Eusebia regala al vescovo anche le due ampolle con il sangue del martire.

Il fenomeno, che ormai da secoli si ripete, è la liquefazione del suo sangue. La notizia più antica si trova in un autore siciliano, il quale racconta che il 17 agosto del 1389 ”fu fatta una solenne processione per il miracolo che il Signor nostro Gesù Cristo ci mostrò nel sangue del beato Gennaro, che era in un’ampolla e si liquefece come se nel giorno stesso fosse uscito dal corpo del Beato”. Il fatto si ripete ogni anno nell’anniversario del martirio, il 19 settembre, quindi nel primo sabato di maggio, in cui si ricorda la prima traslazione da Pozzuoli a Napoli, e il 16 dicembre, anniversario della terribile eruzione del Vesuvio arrestata, secondo la credenza dei napoletani, per intercessione del loro patrono.

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