Natale, “effetto Grinch”: con le feste aumenta il rischio irritabilità

Natale, “effetto Grinch”: con le feste aumenta il rischio irritabilità

Natale, "effetto Gringh": a rischiare di risentire in modo negativo del clima festivo sono in particolare due tipologie di persone

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Il periodo festivo natalizio non è per tutti sinonimo di gioia e attesa, anzi, può innescare depressione, malumore, spossatezza e irritabilità, una sorta di “effetto Grinch“, il personaggio che detesta il Natale e qualunque cosa lo riguardi.
A rischiare di risentire in modo negativo del clima natalizio sono in particolare due tipologie di persone: in un caso si tratta di chi è affetto da Seasonal affective disorder (Sad), un disturbo che insorge nel tardo autunno-inverno e si protrae a primavera, e può ripetersi nel corso degli anni. Il freddo, la riduzione delle ore di luce possono indurre stati depressivi, peggiorati dalla dimensione di euforia altrui e dalle aspettative eccessive legate alle feste natalizie. Non ci si sintonizza sulla lunghezza d’onda degli altri, e si percepisce una frattura con la società“, spiega all’Adnkronos Salute Maurizio Pompili, professore di psichiatria, direttore della scuola di specializzazione in psichiatria all’Università Sapienza di Roma e del Servizio per la Prevenzione del suicidio dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Andrea. “Il Natale rischia di essere un periodo difficile per chi soffre di disturbo bipolare, patologia che alterna stati depressivi a eccitamento euforico. Si tratta di persone in equilibrio molto precario, che hanno bisogno di ritmi regolari, sonno adeguato, pochi stimoli. Con le feste si dorme meno e l’eccitazione generale può innescare stati depressivi: arriva allora l’insonnia, o un’eccessiva sonnolenza, l’irritabilità e la spinta a mangiare continuamente carboidrati“.
Poi c’è anche da considerare “la spinta a spendere, spesso più del dovuto. L’aspettativa legata alle feste, l’esasperazione consumistica, rischiano di tramutarsi in un boomerang“.
Il consiglio dell’esperto “è di attenuare l’esasperazione”, tornare a vivere il Natale in una dimensione più legata agli affetti e forse meno “consumistica“. “La letteratura non conferma l’aumento del rischio di suicidio in questo periodo dell’anno. Piuttosto è l’umore di alcuni soggetti fragili a risentirne di più. Bisogna poi considerare che anche il freddo esasperato incide sul tono dell’umore, come pure il fatto di non uscire di casa“, conclude l’esperto.

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