Tumori: ecco il segreto dell’erba gatta, aiuterà a produrre farmaci anticancro

Tumori: ecco il segreto dell’erba gatta, aiuterà a produrre farmaci anticancro

L'erba gatta torna sotto la lente della scienza

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L’erba gatta torna sotto la lente della scienza. Dopo gli studi che hanno permesso di scoprire l’origine del suo effetto inebriante – una sostanza chiamata nepetalattone, che manda in estasi i mici perché molto simile ai suoi feromoni – in una nuova ricerca pubblicata su ‘Nature Chemical Biology’ un team del John Innes Centre (Gb) è riuscito a capire come la pianta, nome latino Nepeta cataria, produce il composto eccitante.

Secondo gli autori, il lavoro aiuterà anche a far luce sulla sintesi di alcuni chemioterapici anticancro ‘verdi’ come la vincristina e la vimblastina, consentendo potenzialmente agli scienziati di produrli in futuro in modo più efficiente e veloce di quanto faccia madre natura.

Il nepetalattone, appartenente alla famiglia dei terpeni – spiegano gli studiosi – pur essendo una molecola piccola e semplice, nasce da una catena di eventi inusuale rimasta finora misteriosa ai chimici. Adesso il rebus sembra risolto: se normalmente, in piante tipo la menta piperita, i terpeni vengono formati da un singolo enzima, l’erba gatta fabbrica la sua ‘droga felina’ con un processo in due step mai osservato in precedenza, a livello di micro-ghiandole localizzate nella parte inferiore delle foglie.

Stando a quanto descritto dai ricercatori inglesi, infatti, un primo enzima attiva un composto precursore del nepetalattone, mentre un secondo enzima trasforma il precursore nel terpene vero e proprio. Gli scienziati ritengono che qualcosa di simile si verifichi anche nella sintesi di vincristina e vinblastina da parte della pervinca del Madagascar, oppure nell’ulivo o nella bocca di leone.

“L’erba gatta mette in atto processi chimici insoliti e unici – afferma Benjamin Lichman, che ha diretto il lavoro mentre era docente al John Innes Center e ora insegna all’università di York – e noi abbiamo in programma di sfruttarli per riuscire a produrre sostanze utili che possono essere impiegate nel trattamento di malattie come il cancro. Stiamo anche provando a capire come la pianta sia arrivata a sintetizzare composti chimici per i quali i gatti vanno pazzi”.

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