L’Italia chiama l’Unione europea risponde: “il riso italiano deve essere difeso”, ecco...

L’Italia chiama l’Unione europea risponde: “il riso italiano deve essere difeso”, ecco cosa sta accadendo

L'Italia produce la metà del riso europeo, ma il settore è in crisi a causa dei prodotti importati: l'Ue, accogliendo la richiesta italiana, reintrodurrà i dazi

varietà di riso

E’ dal 2014 che l’Italia chiede misure per tutelare le aziende risicole del nostro Paese, tante e importanti, soprattutto alla luce del fatto che l’aumento delle importazioni di riso a dazio zero da Cambogia e Myanmar aveva causato danni al settore in Europa. A risentirne maggiormente proprio i risicoltori italiani, che ad oggi producono circa la metà del riso di tutta l’Unione europea. Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, nel periodo settembre 2012-agosto 2017 l’import di riso da Cambogia e Myanmar è aumentato fino ad arrivare a coprire il 30% sul totale delle importazioni. Nello stesso periodo, la produzione della UE è crollata del 40% e di conseguenza i prezzi hanno subito una diminuzione dal 20 e al 40%. L’istanza formale dell’Italia in tal senso era stata avviata il 16 febbraio 2018, quando il governo aveva presentato a Bruxelles, su sollecitazione della Coldiretti, una richiesta di ripristino dei dazi invocando la clausola di salvaguardia prevista dalle norme europee nel caso in cui i regimi commerciali preferenziali Ue per i paesi poveri creino difficoltà ai produttori europei.

La domanda di Coldiretti è arrivata in seguito alla crisi che l’Italia sta vivendo nel settore risicolo, che mette a rischio il primato nazionale in Europa dove l’Italia – rileva la Coldiretti – è il primo produttore di riso con 1,40 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende di 219.300 ettari, che copre circa il 50 % dell’intera produzione Ue con una gamma varietale del tutto unica. Ora, finalmente, l’Unione Europea ha accolto la richiesta italiana e dalla prossima settimana scatteranno i dazi sulle importazioni di riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania (ex Myanmar). L’approvazione, salvo colpi di scena, si concluderà dunque mercoledì 16 gennaio 2019, dopo l’adozione del regolamento con procedura scritta, per l’entrata in vigore il giorno successivo la pubblicazione.

Ma cosa cambierà ora? In sostanza è previsto un periodo di reintroduzione dei dazi sul solo sul riso Indica per un periodo non superiore a tre anni, con un valore a scalare dell’importo stesso da 175 euro a tonnellata nel 2019, 150 euro a tonnellata nel 2020 e 125 euro a tonnellata nel 2021; una proroga sarà poi possibile nel momento in cui venga giustificata da particolari circostanze. L’obiettivo è quello di trovare un equilibrio tra l’aspetto di sviluppo insito nel regolamento sulle preferenze generalizzate e la salvaguardia dell’industria europea. Si tratta di una soluzione che permetterebbe di non chiudere completamente il mercato comunitario, ma allo stesso tempo consentirebbe all’industria europea di adattarsi al ripristino dell’esenzione dei dazi sul riso importato da Cambogia e Myanmar.

Il riso Indica prodotto in Cambogia e Myanmar – come ha precisato Coldiretti in una nota in cui si esprime soddisfazione per l’importante risultato ottenuto – arriva sul mercato della Ue in volumi e livelli di prezzo tali da determinare serie difficoltà agli operatori europei del settore e dunque è stato chiesto il rispristino dei dazi nel triennio 2019-2022. Oltre a fare concorrenza sleale ai produttori italiani, sulla Birmania pesa – ricorda ancora la Coldiretti – l’accusa di violazione dei diritti umani ed addirittura di “genocidio intenzionale” peri i crimini commessi contro la minoranza musulmana dei Rohingya. Il ruolo e il compito del governo italiano, e non solo, sarà ora quello di fare in modo che l’industria del nostro Paese si riorganizzi per evitare che il problema si riproponga in futuro, in maniera da riuscire ad imporsi sul mercato e a mantenerne l’egemonia anche dopo il termine previsto per i dazi, ovvero il 2022.

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