Un attimo fugace: catturato l’ultimo respiro di una stella morente

Un attimo fugace: catturato l’ultimo respiro di una stella morente

Il Very Large Telescope dell'ESO ha osservato un guscio di gas ionizzato incandescente, l'ultimo respiro di una stella morente

Il debole, effimero bagliore che emana dalla nebulosa planetaria ESO 577-24 persiste solo per poco tempo - circa 10.000 anni, un battito di ciglia in termini astronomici. Il Very Large Telescope dell'ESO ha catturato questo guscio di gas ionizzato incandescente - l'ultimo respiro della stella morente i cui resti ribollenti sono visibili nel cuore di questa immagine. Mentre il guscio gassoso della nebulosa planetaria si espande e si affievolisce, scomparirà lentamente dalla vista. La splendida nebulosa planetaria è stata ripresa da uno degli strumenti più versatili del VLT, FORS2. Lo strumento ha catturato la brillante stella centrale, Abell 36, così come la nebulosa planetaria circostante. Le parti rosse e blu di questa immagine corrispondono all'emissione ottica a lunghezze d'onda rosse e blu, rispettivamente. Nell'immagine è visibile anche un oggetto molto più vicino a noi: un asteroide che vaga attraverso il campo visivo ha lasciato una debole traccia, visibile in basso a sinistra della stella centrale. E in lontananza dietro la nebulosa si vedono schiere scintillanti di galassie di fondo. Credit: ESO

Un guscio evanescente di gas incandescente che si diffonde nello spazio – la nebulosa planetaria ESO 577-24 – domina l’immagine [1].

La nebulosa planetaria è il resto di una stella gigante che morendo ha lanciato via i propri strati esterni, lasciandosi dietro una piccola e caldissima stella nana. 

Questo resto sminuito si raffredderà gradualmente e svanirà alla vista, vivendo i suoi utlimi giorni come il fantasma di quella che un tempo era un’immensa stella gigante rossa.

Il debole, effimero bagliore che emana dalla nebulosa planetaria ESO 577-24 persiste solo per poco tempo – circa 10.000 anni, un battito di ciglia in termini astronomici. Il Very Large Telescope dell’ESO ha catturato questo guscio di gas ionizzato incandescente – l’ultimo respiro della stella morente i cui resti ribollenti sono visibili nel cuore di questa immagine. Mentre il guscio gassoso della nebulosa planetaria si espande e si affievolisce, scomparirà lentamente alla vista.
L’immagine è un composito a colori ottenuto dai dati della DSS2 (Digitized Sky Survey 2) e mostra la regione intorno a ESO 577-24, visibile a fatica in blu al centro dell’immagine.
Credit:
ESO/Digitized Sky Survey 2. Acknowledgment: Davide De Martin

Le giganti rosse sono stelle alla fine della propria vita che hanno esaurito il combustibile idrogeno nel nucleo e hanno iniziato a contrarsi sotto la morsa opprimente della gravità. Mentre la gigante rossa si contrae, l’immensa pressione riaccende il nucleo della stella, facendole lanciare nel vuoto gli strati esterni sotto forma di un potente vento stellare. Il nucleo incandescente della stella morente emette radiazioni ultraviolette abbastanza intense da ionizzare questi strati emessi e farli brillare. Il risultato è ciò che vediamo sotto forma di nebulosa planetaria – un ultimo e fugace ricordo di un’antica stella al termine della propria vita [2].

L’abbagliante nebulosa planetaria è stata scoperta come parte della survey del cielo National Geographic Society — Palomar Observatory negli anni ’50 del secolo scorso. È stata inserita nel catalogo di Abell delle nebulose planetarie nel 1966 [3]. A una distanza di circa 1400 anni luce dalla Terra, il bagliore fantasma di ESO 577-24 è visibile solo con un potente telescopio. Mentre la stella nana continua a raffreddarsi, la nebulosa continuerà a espandersi nello spazio, scomparendo lentamente alla vista.

Il grafico mostra l’ubicazione della nebulosa planetaria ESO 577-24 nella costellazione della Vergine. La mappa include la maggior parte delle stelle visibili a occhio nudo in buone condizioni osservative. È indicata anche la zona del cielo mostrata nelle immagini.
Credit:
ESO, IAU and Sky & Telescope

Questa immagine di ESO 577-24 è stata ottenuta nell’ambito del programma Gemme Cosmiche dell’ESO, un’iniziativa volta a produrre immagini di oggetti interessanti o anche solo visivamente piacevoli utilizzando i telescopi ESO per scopi educativi e di divulgazione. Il programma sfrutta il tempo di telescopio che non può essere utilizzato per osservazioni scientifiche; tuttavia, i dati raccolti sono resi disponibili agli astronomi attraverso l’archivio scientifico dell’ESO.

Note

[1] Le nebulose planetarie furono osservate dagli astronomi per la prima volta nel 18° secolo – la luce fioca e il contorno netto facevano pensare ai pianeti del Sistema Solare.

[2] Quando il Sole diventerà una gigante rossa, avrà raggiunto la venerabile età di 10 miliardi di anni. Non c’è bisogno di allarmarsi, tuttavia – il Sole oggi ha solo 5 miliardi di anni.

[3] Gli oggetti astronomici hanno spesso un certo numero di nomi ufficiali, che provengono da diversi cataloghi da cui prendono designazioni differenti. Il nome formale di questo oggetto nel catalogo di Abell delle nebulose planetarie è PN A66 36.

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