Morbo di Alzheimer: alcune persone non hanno sintomi nonostante i danni al...

Morbo di Alzheimer: alcune persone non hanno sintomi nonostante i danni al cervello. Ecco perché

Alcuni soggetti sembrano essere immuni agli effetti del morbo di Alzheimer, sono presenti i danni al cervello ma non i sintomi

Alzheimer

Manifestano i segni dei danni causati dal morbo di Alzheimer, ma non hanno sintomi sintomi. Questi soggetti sembrano essere immuni, nonostante nel loro cervello la malattia sia da tempo in azione.

Questa curiosa condizione è stata osservata da un team di scienziati parte del Rush Memory and Aging Project: alcune persone colpite da Alzheimer non sviluppano sintomi e il loro segreto potrebbe essere la capacità di mantenersi attivi, forti e in forma anche in età avanzata.
Lo studio ha coinvolto 456 anziani residenti in Illinois, negli Stati Uniti, ed è stato pubblicato su The Lancet Neurology.
Dopo la loro morte, i cervelli sono stati esaminati in cerca di segni di demenza clinica e si è notato che molte persone che a livello cerebrale avevano chiare evidenze della presenza di Alzheimer, in vita non avevano invece manifestato sintomi significativi.

Secondo gli autori, i risultati potrebbero suggerire che la fragilità fisica renda gli anziani più suscettibili alla demenza da Alzheimer: infatti, le persone fisicamente fragili risultano avere più probabilità di manifestare sia le alterazioni cerebrali correlate alla patologia, sia sintomi; mentre i soggetti più in forma mostravano meno sintomi, pur avendo ugualmente i segni della malattia a livello cerebrale.

“Quando la riserva fisiologica di una persona si riduce – spiega Kenneth Rockwood, lo scienziato che ha guidato la ricerca – la fragilità potrebbe innescare l’espressione clinica della demenza, che in persone più forti e integre risulta asintomatica”.
Ma il lavoro sembra indicare che “l’espressione dei sintomi della demenza potrebbe derivare da diverse cause e che i cambiamenti cerebrali legati all’Alzheimer sono probabilmente solo un fattore in una cascata di eventi. Comprendere il modo in cui i singoli fattori interagiscono per dare origine alla demenza potrebbe offrire una nuova via per sviluppare opzioni terapeutiche mirate”.

Per gli esperti potrebbero esserci alcuni elementi nascosti in grado di influenzare gli esiti della malattia. “Dato che la fragilità è potenzialmente reversibile – conclude Rockwood – aiutando le persone a mantenere funzioni e indipendenza in tarda età si potrebbe ridurre sia il rischio di demenza che la gravità di sintomi debilitanti”.
Gli autori dello studio sono tuttavia cauti e precisano che sono necessarie ulteriori ricerche.

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