Spagna, bimbo caduto nel pozzo: nuovo imprevisto rallenta le operazioni di salvataggio

Spagna, bimbo caduto nel pozzo: nuovo imprevisto rallenta le operazioni di salvataggio

Si lavora notte e giorno per cercare di salvare Julen Rosello, il bambino di 2 anni caduto in un pozzo vicino Malaga domenica scorsa

Yulen bimbo caduto pozzo

I soccorritori stanno lavorando notte e giorno per cercare di salvare Julen Rosello, il bambino di 2 anni caduto in un pozzo vicino Malaga domenica scorsa: purtroppo le operazioni stanno subendo un nuovo rallentamento, a causa dalla consistenza rocciosa del terreno.
Le autorità hanno spiegato che la trivella usata per creare un corridoio parallelo alla cavità dove è caduto il piccolo ha colpito un tratto roccioso: i macchinari sono stati bloccati dal suolo troppo duro e da una formazione rocciosa a due terzi della discesa.
Abbiamo incontrato cinque metri di granito“, ha dichiarato oggi il governatore dell’Andalusia, aggiungendo che “tutto dipende dalla natura del terreno“.
Gli esperti sperano di scavare un tunnel orizzontale nel punto in cui credono che il bimbo sia intrappolato. Angel Garcia, il principale ingegnere che coordina le operazioni di salvataggio, ha riferito ieri che per scavare il tunnel orizzontale sono necessarie almeno altre 20 ore.

Finora nessun contatto vocale è stato stabilito con Julen, caduto in un pozzo di prospezione non segnalato, largo 25 cm e profondo oltre 100 metri, mentre giocava, non lontano dai genitori, in un terreno nella città di Totalan.
Nella cavità sono stati trovati dei capelli e le analisi del DNA hanno confermato che il bimbo si trova nel pozzo.

Le autorità evitano di pronunciarsi sulle possibilità che il bambino sia ancora in vita, ma il presidente della Federazione andalusa di speleologia, Jose Antonio Berrocal, ha dichiarato mercoledì alla stampa che ci sono casi di persone sopravvissute per 10 giorni in circostanze simili a quelle di Julen, in uno stato di sonno con ritmo cardiaco rallentato, che necessita di poco ossigeno. Interrogato da El Pais, il pediatra Ivan Carabaño ha sottolineato che “in circostanze estreme l’organismo umano prova a sopravvivere in modo inimmaginabile“.

La vicenda ricorda il caso italiano, del 1981, di Alfredino Rampi a Vermicino, che si era concluso tragicamente.

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