Bimbo morto per un’otite: genitori e medico sotto accusa per averlo curato...

Bimbo morto per un’otite: genitori e medico sotto accusa per averlo curato con l’omeopatia

Il piccolo, soggetto a frequenti malanni, era spesso sottoposto a cure antibiotiche e i genitori avevano chiesto consiglio ad un medico per eventuali farmaci omeopatici per l'otite

otite

Ad Ancona si procederà con il rito abbreviato per i genitori del piccolo Francesco, il bambino di Cagli, comune in provincia di Pesaro Urbino, morto a 7 anni il 27 maggio 2017 per un’otite batterica bilaterale curata in maniera errata. Nei confronti di Massimiliano Mecozzi, medico di Pesaro specializzato in omeopatia, si procederà invece con il rito ordinario. Mecozzi è accusato di aver consigliato ai genitori di curare il piccolo con preparati omeopatici invece che con gli opportuni antibiotici. Le decisioni del gup Paola Moscaroli in riferimento alle accuse di omicidio colposo aggravato, che prospettano la condanna o l’assoluzione per i genitori, e il rinvio a giudizio o il proscioglimento per il medico, saranno pronunciato nel corso dell’udienza fissata per il 4 aprile.

Nel corso dell’udienza che si è svolta oggi, prima della richiesta del rito abbreviato da parte del difensore dei genitori, l’avv. Federico Gori, la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio di tutti e tre gli imputati. La difesa di Mecozzi, rappresentata dall’avv. Fabio Palazzo, ha invece deciso di non chiedere riti alternativi: il medico afferma infatti di non aver imposto alcuna cura omeopatica e soprattutto fa leva sulla presunta assenza di un nesso causale tra la sua condotta e la morte. Il bambino era stato curato con presidi omeopatici per l’otite, che era poi degenerata in encefalite. Vista l’aggravarsi della situazione Francesco era stato trasferito all’ospedale “Salesi” di Ancona, ma le sue condizioni erano disperate: sottoposto a intervento nella notte tra il 23 e il 24 maggio dopo il trasporto d’urgenza da Urbino, era deceduto tre giorni dopo.

La difesa dei genitori sostiene dall’inizio che la coppia non ha un’idea avversa alla medicina tradizionale, ma era preoccupata del fatto che il bimbo, soggetto a frequenti malanni, fosse continuamente sottoposto a cure antibiotiche. In base a quanto sostenuto dai legali, i genitori di Francesco si erano rivolti a Mecozzi proprio per le cure omeopatiche dalle quali avevano anche tratto benefici in passato. Il bambino, da quel momento, era stato soggetto a miglioramenti e peggioramenti, si trovava dunque in una situazione ‘altalenante’ che non permise ai genitori di percepire la gravità della situazione, almeno fino alla degenerazione in encefalite. Il medico ebbe modo di visitare il piccolo due volte e secondo il padre e la madre, come sostengono gli avvocati, in base alle sue competenze, avrebbe dovuto capire la gravità della situazione.

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